Si può parlare di crisi dell’informazione? Da tempo in calo di audience, i media tradizionali appaiono in forte difficoltà nell’affrontare da un lato le innovazioni tecnologiche e dall’altro il moltiplicarsi di fonti informative alternative. La pandemia e ora il conflitto in Ucraina hanno messo a dura prova l’autorevolezza dei grandi broadcaster italiani. Errori e gaffe hanno indebolito il primato dei principali vettori dell’informazione mainstream e in particolare il format regina della Tv italiana: il talk show.
Il prof. Alberto Contri, studioso di comunicazione da cinquant’anni, analizza con occhio lucido i meccanismi dietro la costruzione dei principali programmi Tv, evidenziandone la degenerazione infotainment: risse, insulti e un sistema prestabilito di ruoli. La scelta degli ospiti, spiega Contri, è parte fondamentale del successo o meno di questo moderno spettacolo gladiatorio. L’ assortimento di personaggi notoriamente di opposte visioni e la presenza di guastatori professionisti rappresentano gli indispensabili strumenti del circo televisivo contemporaneo.
Il prof. Alberto Contri in diretta
“Io mi occupo di comunicazione da mezzo secolo: il talk show in quanto tale è il sinonimo moderno del gladiatore del circo. Si cerca la rissa, il combattente e quello che deve soccombere. La verità non può mai venir fuori. Quello che è triste è come si creano i partiti volutamente, i partiti in termini di chi ha ragione o torto. cercare la verità unendo i puntini, scoprendo e ascoltando le voci interessanti. Purtroppo viviamo in un’epoca dove la menzogna è totale, la propaganda è ovunque. Io quando ascolto un telegiornale, mi rendo conto cosa c’è dietro, per dire e non dire”
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