Il virus cambia, ma il vaccino resta sempre lo stesso. Mentre persiste la spinta all’inoculazione di massa con obbligo e derivati (in alcuni settori sarà così almeno fino a fine anno) i dati dipingono uno scenario che fa a pugni con la propaganda governativa. Il tasso di inefficacia delle sostanze, sperimentate quando il Covid era privo di tutte le mutazioni che sono seguite, ha raggiunto vette impossibili da insabbiare. Schizzati alle stelle i contagi, ridotta all’osso la prevenzione rispetto ai sintomi della malattia. In questo contesto difficilmente smentibile, il dietrofront del Governo appare ancora una chimera.
Citando i dati dell’Istituto superiore di sanità, nell’ambito del commento di una sentenza redatta da un giudice del Tribunale di Padova, l’Avv. Renate Holzeisen non va per il sottile: “Con Omicron siamo molto al di sotto del 50% di efficacia. E ciò significa che siamo già ufficialmente al di sotto dei presupposti per l’autorizzazione di un vaccino. C’è la regola internazionale, quella applicata dalla comunità europea, che se si vuole raggiungere l’autorizzazione definitiva di un vero vaccino deve essere provata quantomeno l’efficacia del 50%”.
La spiegazione dell’Avv. Holzeisen ai microfoni di Fabio Duranti a Un Giorno Speciale, con Francesco Vergovich.
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