L’attuale narrazione mediatica e politica della guerra in Ucraina appare oggi monolitica. L’analisi del conflitto dell’invasione russa si è strutturata in modo unitario e con poche dissonanze: un’unica armonia sembra risuonare in studi televisivi e salotti politici. Analizzando il recente passato questo univoco colore interpretativo della guerra e della situazione in Ucraina inizia però presto a scricchiolare.
Tweet cancellati, articoli dimenticati e prime pagine ormai archiviate rivelano una pluralità di visioni divenute oggi solo un lontano ricordo. Basta spulciare il passato social per scoprire opinioni, accuse sorprendenti e idee lontane dall’attuale litania univoca. Emergono allora echi di protesta di insospettabili commentatori, oggi in linea se non promotori di una narrazione dominante, puntare il dito contri i movimenti neonazisti ucraini. Prime pagine intere biasimare, ieri, la stratificata presenza neonazista nella società ucraina e oggi inneggiare al contrario alla resistenza ucraina di Azov. Dalla croce uncinata al paragone con l’epopea partigiana: un salto più lungo della gamba senza dubbio.
In diretta a ‘Un Giorno Speciale’ Fabio Duranti ha espresso così i suoi dubbi:
“Adesso questi nazisti che venivano denunciati pochi mesi fa sono diventati bravi ragazzi. Sono diventati i liberatori contro il cattivo. Come? Erano cattivi? Adesso in Ucraina sono tutti buoni, bravi e belli. Ecco il problema. Possibile che non lo capite? Se vi dicevano una cosa ieri e oggi ve ne dicono un’altra, perché abbiamo perso la memoria. Noi abbiamo dimenticato la storia e come nascono gli Stati Uniti. Chi nella storia ha tirato bombe atomiche che hanno ucciso indiscriminatamente? Sono stati i cinesi o i russi? Perché voi ci meravigliamo? Io sono preoccupato per i precedenti che ci hanno fatto subire in questi due anni. Non dobbiamo rispondere con la violenza. L’uomo da sempre si fa guerre. Finché continuerà questo pin-pong l’umanità non arriverà da nessuna parte”
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