Il dibattito pubblico sulla guerra in Ucraina non conosce sosta. Fermare la guerra è, naturalmente, la parola d’ordine, ma modi, tempi e soluzioni polarizzano la discussione. Inviare le armi o cercare la soluzioni diplomatica ad oltranza? Fermare Putin con la diplomazia o provocare un regime change?
L’esasperazione del dibattito ha condotto allo stesso tempo a tonalità velenose, accuse e offese tra posizioni diverse, arrivando a facili ed esiziali etichettature. Il filosofo Diego Fusaro denuncia in modo chiaro il tentativo di marginalizzare posizioni dissenti attraverso semplificatorie accuse pretestuose. In particolare, nota Fusaro, la voce di chi pone domande e non concorda con le posizioni maggioritarie è stata sottoposta ad un processo di demonizzazione. La definizione di filo Putin diviene allora un ombrello critico sotto cui porre, con dileggio e stigma, le posizioni di chi si oppone ad un’unica narrazione.
L’intervento di Diego Fusaro.
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