Un resort, anche noioso dopo averlo frequentato per un po’, per calciatori di lusso, pseudo-pensionati in una gabbia dorata, in una sorta di Versailles nella quale il sovrano assoluto è qatariota e c’è un Richelieu di nome Leonardo, ma non Da Vinci; non in Champions e nemmeno in Coppa di Francia, quest’anno.
Un piccolo teorema, ora: se i soldi non sono supportati da una strategia con fondamenta solide, più se ne spendono e più si rischia di aumentare il caos, con relativa forbice sempre più ampia tra obiettivi sin troppo dichiarati e una realtà fatta di grandi avversari con un riconoscibilissimo profilo identitario; i quali spendono tanto anche loro, ma un po’ meno e in modo non scriteriato e soprattutto si ricordano da dove vengono, cosa sono, quali sono i valori della loro tifoseria.
Questa, assieme alla delusione per le sconfitte, è la principale mancanza per i tifosi del Paris Saint Germain, che prima vincevano poco, ma sapevano cos’erano e da dove venivano.
Paolo Marcacci
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