Il calcio di Allegri fa discutere. Il non rubare l’occhio è un marchio di fabbrica fin troppo lapalissiano della Juventus attuale. Ci si diverte poco a veder giocare i bianconeri, ciononostante è innegabile che tale mentalità stia portando effetti più che lodevoli dalle parti della Continassa. Un Vlahovic in più diventa essenziale in un contesto del genere.
La Vecchia Signora non perde ormai da tempo immemore. La striscia di risultati utili consecutivi strappa applausi, e poco importa se la bottiglia di champagne non esce mai dal frigo. Equilibrio, difesa vigile in modo capillare, reparti stretti e concretezza interpretata come un dogma incontrovertibile.
Certo, urgono in questi casi campioni dalla tecnica decisamente sopra la media. La Juve di oggi è lontana parente di quella stellare orchestrata dai vari Pirlo, Pogba, Vidal, Marchisio e Tevez. Quella squadra, con un certo Mandzukic relegato sovente a compiti di copertura, raggiunse ben due finali di Champions League. Allegri predica calma, con quella ‘C‘ aspirata tipica del parlare in salsa livornese, e piena consapevolezza di mezzi e limiti a disposizione.
Dall’Aglianese al Milan passando per Spal, Grosseto, Sassuolo e Cagliari, la mentalità non è mutata di un centimetro. L’estetismo può attendere. Il vecchio catenaccio non è un dramma. Nereo Rocco e il suo Milan vincente insegnano.
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