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Armi di distruzione di massa: lo spettro agitato in Ucraina ▷ “Attenzione agli incidenti artificiali”

“Dobbiamo imparare a non perturbare l’universo, ora che possiamo perturbare l’universo”, metteva in guardia Giulietto Chiesa in uno dei suoi molteplici moniti tornati alla ribalta con la guerra d’Ucraina. Scuotere gli equilibri naturali del mondo è oggi possibile, stravolgere l’opera di madre natura pigiando un bottone atomico o liberando nell’aria sostanze letali. Le armi chimiche sono tra le più micidiali in una guerra: basta spargerle verso il nemico per farlo fuori o ferirlo gravemente sfruttandone la loro tossicità. Talmente pericolose che le Nazioni Unite le hanno classificate come armi di distruzione di massa e le ha messe al bando con una convenzione del 1993. A poco sono serviti i provvedimenti della comunità internazionale. La creazione in vitro di strumenti per l’offensiva bellica non è mai davvero cessata sulla faccia della terra.

Talvolta, lo spettro di armi chimiche è stato agitato anche per giustificare attacchi indiscriminati. È il caso dell’illustre provetta di antrace mostrata in mondovisione dall’allora Segretario di Stato degli Stati Uniti Colin Powell come capo di accuso a Saddam Hussein e alla produzione militare irachena. Una trovata mediatica che ha orientato l’opinione pubblica a favore di un’invasione dell’Iraq. Lo stesso espediente sembra riecheggiare oggi nel corso del conflitto nell’est Europa, con gli Stati Uniti che hanno già fatto la prima mossa nei confronti di Putin. Come se non sapessero che in realtà sono proprio gli Usa ad essere in possesso di laboratori sul suolo ucraino.

Il commento dell’On. Pino Cabras in diretta ai microfoni di Fabio Duranti a Un Giorno Speciale, con Francesco Vergovich.

Un Giorno Speciale

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