Quale sia la sorte dei più deboli e degli ultimi, non pare essere argomento d’interesse degli illuminati pensatori illuministi. Probabilmente potranno vendere di inedia con le loro proprietà svendute ai fondi di turno.
Lo Stato non dovrebbe intervenire in economia se a vantaggio dei deboli, se invece serve a normare privatizzazioni e contratti di consulenza a importanti società estere, regolamentare liberalizzazione di mercati e spostare soprattutto la destinazione di risorse a settore strategici allora tutto va bene.
Curiosa l’idea di equità che propone la religione neo-liberista: lo Stato deve aiutare il più forte invece che il più debole, invece di ricercare la piena occupazione, si cerca la piena efficienza che viene intesa come allocazione delle risorse dove queste consentono di massimizzare i profitti delle corporate e delle multinazionali, in modo da remunerare i lori azionisti con copiosi dividendi.
Nella visione neoliberista lo Stato non deve intervenire in economia perché il mercato, secondo loro, si regola da solo e punta ad una piena occupazione. Questa è la favola di Hänsel e Gretel: la piena occupazione non c’è, è una chimera, al contrario si è verificato un calo dell’occupazione.
Il mondo nel quale siamo entrati è quello delle corporate, quello delle multinazionali, quello della remunerazione degli shareholder più che la remunerazione dei piccoli imprenditori. Lo stato sembra dover aiutare il più forte piuttosto che il più debole. Questa è una situazione paradossale perché lo Stato dovrebbe tutelare invece i più deboli, gli ultimi. Questa dovrebbe essere la funzione di uno stato: una funzione di protezione, di difesa, regolamentazione e le regole servono non ai più forti ma ai più deboli che possono essere sopraffatti. È un mondo al rovescia e bisogna riportare l’attenzione sull’uomo.
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