Spesso da inizio emergenza sanitaria si è fatto riferimento a come gli altri Paesi abbiano interpretato la lotta al Covid, con quali strumenti l’abbiano affrontata. Come fenomeno globale, la pandemia necessita di un attento sguardo dall’alto per comprendere la gestione migliore e magari correggere il tiro in corso d’opera. L’Italia, primo Stato europeo ad essere finito nel tunnel ormai due anni fa, ha svolto un po’ la funzione di laboratorio. Un ruolo che sembra rimasto invariato fino ad oggi, dato che la retromarcia su obbligo di vaccinazione, Green Pass e conseguenti restrizioni non ci riguarda.
In tutto il mondo la tendenza è di un costante abbandono delle misure sanitarie. Qualcosa si intravede anche in Italia, dove la mascherina all’aperto non è più obbligatoria e lo stato di emergenza cesserà il 31 marzo. Ma nel Bel Paese la cautela rispetto a tutto il resto prevale ancora, così sin dall’inizio del contrasto al virus. Questa linea rigorista adottata dai nostri governanti, ad oggi, ha ottenuto gli effetti sperati? La risposta è affermativa solo se si pensa che il vero obiettivo fosse quello di portare l’Italia in questa situazione.
Infatti, osservando le curve di contagi e decessi degli ultimi mesi e sovrapponendole a quelle di altre realtà nazionali i risultati sono diversi da ciò che è stato raccontato.
L’approfondimento di Fabio Duranti in diretta insieme al filosofo Diego Fusaro a Un Giorno Speciale, con Francesco Vergovich.
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