Quando una crisi persiste per anni, addirittura decenni, trascende il suo significato e diventa qualcosa di sistemico. Il modello economico che da oltre 30 anni domina la vita degli italiani, il neoliberismo, ha mostrato con il tempo la sua vera natura e si è rivelato asfissiante per il tessuto produttivo e sociale del Paese. Il sistema che vede nell’Unione europea e nell’euro un tassello fondamentale ha di sicuro giovato il settore delle corporate, ma per contro ha introdotto un drastico calo della piccola e media economia italiana.
In realtà, grafici alla mano, si può notare come non solo lo Stivale ha subito questo cambiamento. Lo si può notare in termini di produzione industriale pre e post euro, allorchè il trend in discesa ha coinvolto tutta l’area comunitaria. “Noi siamo il fanalino di coda – spiega il professor Malvezzi – ma non è che gli altri sono andati bene” (Regno Unito, Germania, Francia, Olanda e Spagna compresi). In diretta ai microfoni di Fabio Duranti, l’economista ha anche mostrato i dati sul risparmio netto delle famiglie e il tasso di lavoratori a rischio povertà al 2019 (18-64 anni).
L’indagine realizzata dai ricercatori dell’istituto “Win the bank” dal titolo “Cambiamento di sistema economico?!” è stata presentata da Valerio Malvezzi a Un Giorno Speciale, con Francesco Vergovich.
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