Ho in più occasioni avuto modo di sottolineare come quella terapeutica sia divenuta a tutti gli effetti una religione. Una religione intransigente e dogmatica che non accetta la presenza di eretici, vale a dire di soggetti che non si pieghino ai dogmi e ai sacramenti della religione stessa. Una religione intollerante e dogmatica, ossessionata dal culto della purificazione. Una religione ancora perché conosce la figura del pentito o se preferite del convertito. Di colui il quale, dopo aver preso le mosse da un iniziale percorso di scetticismo e di ripudio della fede, lungo la via di Damasco si converte, si pente del proprio percorso pregresso e diventa uno zelante fedele della religione terapeutica.
Abbiamo a tal riguardo una cornucopia di casi che avvalorano la tesi del pentito o convertito come emblematica figura della nuova religione terapeutica. In questi giorni peraltro si parla ampiamente del caso del dentista di Biella. Ancora abbiamo il caso, ancor più visibile e ancor più emblematico, del medico che da subito prese posizione critica e vorrei dire anche dogmatica contro l’emergenza epidemica stessa e la sua gestione spingendosi a sostenere, con una formula del tutto indegna, che la vaccinazione era in realtà fatta con “acqua di fogna”. Ebbene, quel medico adesso milita felicemente tra le fila di coloro i quali sono adepti alla religione terapeutica.
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