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Intervista esclusiva a Davide Tutino ▷ “Sono uno dei 40mila docenti condannati a morte per fame”

“Qui non sono Davide Tutino“. Inizia così la riflessione del professore di storia e filosofia sospeso dall’insegnamento dopo l’introduzione dell’obbligo vaccinale per il personale scolastico. Basandosi sul modello socratico, Tutino sceglie di non parlare come individualità, come singolo atomo, ma come rappresentanza non solo dell’intera categoria degli insegnanti sospesi dalla scuola ma ancora di più come cittadino, come rappresentante della Polis e della democrazia ora sospesa.

L’insegnamento come dovere e passione civile, questo hanno significato per Davide Tutino i tanti anni di insegnamento dedicati ai suoi allievi. Condannato come Socrate alla cicuta, al veleno della fame, Tutino interpreta la sua scelta dell’obbligo vaccinale come dissidenza politica contro un potere pervasivo in grado di svuotare dall’interno le libertà democratiche arrivando a chiedere ai propri cittadini il sacrificio del loro stesso corpo. Il rifiuto dell’obbligo imposto assume allora il carattere di dissidenza non politica per la riconquista delle libertà perdute.

L’intervista di Davide Tutino ai microfoni di Fabio Duranti.

“Il nuovo modello di società che si sta proponendo a livello di potere intende schiacciare qualsiasi disobbedienza, vuole cancellare il parlare pubblico. Nel momento in cui c’è il parlare pubblico scambiamo ragionamento. Proprio perché parlava pubblicamente Socrate fu messo a morte dai potenti del suo tempo. Oggi il grande pericolo per chi intende portare avanti un modello di società basato sull’obbedienza è esattamente la libertà di pensiero e critica. Radio Radio è voce della resistenza non per quello che dice, ma per come è strutturalmente”.

Qui non sono Davide Tutino, ma uno dei circa 40 mila docenti che stanno rifiutando il ricatto. Quando mi sono trovato in questa situazione e la mia storia è diventata pubblica sono iniziati ad uscire i numeri. La mia condanna è una condanna a morte per fame, non è riconosciuto nessun diritto di cittadinanza e a mantenere la mia famiglia. Se avessi compiuto un reato e fossi stato sospeso avrei avuto un assegno per la mia famiglia. Qui il problema è diverso, non hai commesso un reato, ma hai disobbedito al governo e al potere, tu sei un dissidente politico. È una scelta politica, non è una misura sanitaria ma una punizione per i dissidenti politici. Noi siamo 50 milioni di cittadini sospesi perché sono sospesi i diritti umani e sono condizionati all’obbedienza al governo. Se noi siamo tamponati perché dovrei dire che accetto di dare il mio corpo allo Stato per lavorare? Perché questo ci è stato richiesto.

La nostra democrazia è svuotata dall’interno. Questi governi sono un cancro e delle metastasi della nostra democrazia, non possiamo credere di essere semplicemente in una democrazia perché viviamo in uno stato post-democratico. Deve essere chiaro che coloro che sono estromessi dal lavoro, lo sono per ragioni politiche e sono dissidenti politici, come tali dobbiamo rivolgersi alla comunità internazionale. Deve essere chiaro che la nostra azione deve improntarsi ad una non violenza profonda e ad un dialogo perché noi dobbiamo difendere anzitutto coloro che hanno ceduto”

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