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Attualità

Il senatore del Pd che non ha votato il Ddl Zan ▷ “Vi spiego perché non era una legge ben fatta”

Unico senatore del centro sinistra, gay dichiarato, in campo per i diritti civili dal 1996. L’ex direttore dell’Espresso Tommaso Cerno, adesso nel gruppo misto in Parlamento, ha parlato della DDL ZAN, bocciato in Senato.
Un disegno di legge che aveva come intenzione quello di tutelare la comunità LGBT (e non solo) dalle discriminazioni, ma che secondo tanti esperti non era ben formulato. Il senatore, a ‘Lavori in Corso’, ne ha parlato così.

“Il disegno di legge Zan non era una legge ben fatta. Era una legge che era nata in corsa in Parlamento quasi in una competizione con un altro provvedimento che io preferivo ed era la legge MAIOLINO firmata dai 5stelle e che aveva al suo interno una serie di minuzie che poteva essere esaustive.
Partiamo da una legge che aveva una parte fatta bene ed era la parte più banale, l’estensione della legge mancino alla comunità Lgbt. Oggi bisogna tenere conto che in Italia esiste una legge che dice che determinati tipi di violenza contro le minoranze sono puniti in maniera più grave perché non sono riferite a violenze fatte contro la persona in quanto tale, ma contro la persona perché rappresenta qualcosa, perché appartenente a un gruppo. Quindi c’è una propaganda d’odio, una violenza anche materiale che diventa dimostrativa. Da queste minoranze sono esclusi gay, lesbiche, trans, tutta la comunità Lgbt
Cosa significa: se noi non adeguiamo questa legge anche a questa comunità è come se noi dicessimo a un fanatico o a un violento “se vuoi picchiare qualcuno per fare una rappresaglia del tuo pensiero malato, ti conviene picchiare un gay”.

Veniamo all’assurdo di questa legge. Questa legge ha una parte contro l’omofobia, in particolare l’articolo 4 perché per una serie di contrattazioni interne con le aree estranee del centro-sinistra, di fatto stabilisce questo. Faccio un esempio: se un professore a scuola dice a alunno di colore che è un alunno inferiore, compie un reato; ma se dice a un alunno gay che è un alunno inferiore non compie un reato. Di fatto dà una sorta di garanzia antipenale agli omofobi che vuole combattere. Tutto ciò per fare un favore a quest’associazione o a quell’altra. Quando si capisce che questo provvedimento non piace a una parte ampia della sinistra culturale, del mondo del femminismo, di tante voci di persone democratiche e progressiste, laiche che si battono per l’uguaglianza domandiamoci il motivo.

Perché non piace? Non piace per questo motivo: secondo una visione di libertà totale, oggi, la persona umana, il suo sesso, il suo orientamento, la sua percezione di sé, è una questione molto complessa che noi nella storia abbiamo diviso nella teoria binaria.
Le donne che combattono da una vita per la loro identità e per il loro ruolo, in questo modo si sentivano discriminate; non nell’intenzione ma nella stesura. Allora se facciamo una legge per i diritti, per una società avanzata, per l’amore collettivo, per la pacificazione dobbiamo avere il buon gusto di aprire il dizionario e di studiarci bene l’italiano perché non c’è niente di peggio di una legge che ha buone intenzioni e pessime fatture materiali. E il Ddl Zan aveva anche questo problema che ovviamente strumentalizzato in chiave politica è diventato una gigantesca discussione sul nulla ma che è uno dei motivi per cui poi nel voto segreto il risultato è stato quello che è avvenuto.
Fermiamoci un attimo. Incassiamo una parte della vittoria storica cioè la destra che ammette che serve una legge contro le violenze di propaganda d’odio e approviamo la prima parte. Ci sono almeno 30-35 persone nella sinistra che hanno votato contro.

Applaudire in quel modo l’affondamento di un’idea di uguaglianza, è una cosa gravissima. Quando noi siamo in Parlamento dovremmo astenerci da questo tipo di cose. In quei momenti lì devi ricordarti che il Parlamento è una scatola di vetro e non puoi fare quella caciara. A parole siamo tutti dalla parte LGBT, nei fatti prevalgono le logiche di partito”.

Alessio De Paolis

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