I portuali di Trieste sono in subbuglio. Stanno già da tempo protestando contro l’infame tessera verde che respingono in toto e senza possibili mediazioni. Il fatto che stiano protestano con enfasi, uniti coralmente, in maniera oplitica, ha indotto il governo per certi versi a fare marcia indietro. Tant’è che il governo stesso con una circolare ha proposta in questi giorni la possibilità di introdurre per i portuali di Trieste il tampone gratuito in modo da evitare di indurli alla benedizione di massa coattiva con il sempre laudando siero in saecula saeculorum.
I portuali di Trieste avrebbero potuto accettare l’offerta del governo invece l’hanno risolutamente respinta al mittente dacché non sono in alcun modo disposti a scendere a compromessi ad accettare l’inaccettabile ossia il ricatto. Il lavoro non può per i portuali di Trieste essere sottoposto al ricatto, vuoi dell’infame tessera verde mediante benedizione coattiva, vuoi mediante il tampone, ossia la nuova pratica di controllo totale e totalitario del Leviatano tecno-sanitario. Leggo a tal riguardo nel comunicato stampa con richiesta di pubblicazione diffuso dal coordinamento dei lavoratori portuali di Trieste che essi non sono affatto disposti a scendere a patti “fino a quando non sarà tolto l’obbligo del Green pass per lavorare, non solo per i lavoratori del porto ma per tutte le categorie di lavoratori”.
Mi pare interessante un duplice aspetto. In primis il potere, se messo alle stretto, è costretto a fare concessioni. I portuali di Trieste hanno detto all’infame tessera verde unitamente e il governo è stato obbligato a ritrattare. Dalla forza delle nostre forze dipende la capacità di indebolire il potere sempre più dispotico del Leviatano tecno-sanitario. Solo dalla capacità di organizzarci nelle lotte che possiamo conquistare diritti e libertà che non vengono mai generosamente concessi ma che invece sono ottenuti, come direbbe Hegel, nella lotta tra servo e signore. Un altro aspetto deve essere sottolineato: onore ai portuali di Trieste e onore a tutti coloro i quali non si piegano di fronte alla violenza a norma di legge. Finché ci sarà chi dice no ci sarà speranza di redenzione. Di questo comunicato colpisce la valenza universalistica. I portuali di Trieste non parlano solo in difesa del loro interesse particolare, la loro è una rivendicazione di classe che riguarda universalmente tutti i lavoratori, tutti coloro i quali vivono del loro lavoro. Dove sono di grazia i sindacati, quelli che in questi giorni abbiamo visto abbracciati a Mario Draghi? Perché abbracciano il padronato cosmopolitico rappresentato da Mario Draghi e non i portuali, i lavoratori contro i quali, anzi, i sindacati stanno combattendo nella misura in cui non si oppongono alla pratica totalitaria e infame della tessera verde?
I portuali non dicono soltanto no all’obbligo di benedizione ipocritamente mascherato dall’infame tessera verde, dicono no anche alla pratica bio-politica, totale e totalitaria, dei tamponi. Un giorno forse ricorderemo con gratitudine i portuali di Trieste che hanno mantenuto alti l’onore, la dignità, l’indisponibilità ad essere servi anche nell’epoca più buia, quella che dice di volerci salvare la vita e in tanto ci sottrae diritti e libertà, facendoci tornare indietro di secoli nelle conquiste ottenute.
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