Non ci si abitua mai, nemmeno quando di scene come quella a cui abbiamo assistito nel corso del minuto 43 di Danimarca – Finlandia se ne son viste, e diremmo anche sofferte, più d’una. Il corpo di un atleta che smette di “funzionare” da un istante all’altro è un ossimoro della realtà, appare come un controsenso della natura, anche se ogni evento, per quanto improvviso, il suo senso in natura lo avrà sempre, al netto delle nostre reazioni emotive, del nostro sgomento.
Se accade in uno stadio gremito, il dramma di un uomo diviene di dominio pubblico. A noi, invertendo i termini dell’espressione, piace sottolineare il dominio del pubblico, in questa occasione, nell’accezione più degna del termine. Una tifoseria alza al cielo il nome Christian, l’altra risponde col cognome Eriksen. Ritmando, con un incoraggiamento che diventa quasi rabbioso, per quanto è sentito.
È una di quelle occasioni in cui il calcio riesce a trasformare il proprio pubblico da folla a popolo. E ogni volta che accade è un piccolo miracolo.
Paolo Marcacci
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