Ancora una volta non vi è di che sorprendersi. Si tratta di quello che potremmo definire un finale già scritto da molto tempo, un finale che ci eravamo premurati di segnalare già da molto tempo. Il cosiddetto Recovery Fund ha comportato de facto il finale commissariamento dell’Italia. Era scritto inequivocabilmente nei testi, nei documenti, in tutte quelle cartelle che avevamo analizzato precedentemente.
Il Recovery Fund comporta quelle condizionalità che fanno sì che l’Italia sia subordinata in tutto e per tutto all’Unione Europea. E ciò, si badi, a prescindere che al Governo vi sia l’euroinomane di Bruxelles Mario Draghi, il Vis-Conte dimezzato giallo-fucsia Giuseppe Conte o eventuali nuovi pretoriani che verranno.
Paradossalmente il Recovery Fund è ancora più periglioso rispetto al Mes così come era stato teorizzato nei mesi scorsi. Un Mes che certo in sé e per sé era pericoloso, ma che così come era stato realizzato lo era assai meno rispetto al Recovery Fund. Mutato nomine, il Recovery Fund è un Mes che ce l’ha fatta e che incastra in maniera definitiva la nostra Italia.
I paesi che beneficiano del Recovery Fund sono chiamati a rispettare le raccomandazioni specifiche proprie di ogni paese che saranno imposte dalla Commissione e che, di fatto, finiranno per inglobare ogni tipo di politica economica dei paesi membri sotto il segno dell’UE. Bruxelles si è quindi guadagnata la sovranità politica dell’Italia ridotta a colonia senz’anima dell’Unione Europea.
Possiamo ben dirlo: è la sconfitta finale, quello che paventavamo da tempo ora è arrivato.
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