Ancora una volta, puntuale come un orologio, torna a farsi sentire la voce del padrone di Bruxelles. La voce che sempre immancabilmente torna a richiamare l’Italia ai propri doveri legati al verbo liberista. Questa volta Bruxelles attacca l’Italia sui licenziamenti. Il blocco è un errore, dicono. Per la Commissione Europea infatti lo stop alle uscite discrimina i lavoratori precari. Così titola Repubblica: “Licenziamenti, Bruxelles attacca l’Italia. Il blocco è un errore”.
Proviamo a ragionare: si dice che il blocco dei licenziamenti discrimina i precari i quali, come è noto, sono la categoria meno tutelata e meno protetta. Logica vorrebbe che si imponesse il blocco dei licenziamenti o qualche misura analoga anche per i precari. E invece no, vale la logica opposta: per non far torto ai precari, bisogna licenziare anche i non precari. Così dice l’Unione Europea. Bisogna togliere i diritti anche a coloro i quali ancora ne beneficiano.
Abbiamo visto molteplici volte in questi anni operare questa logica. È stato peraltro l’argomento con cui è stato abolito l’articolo 18 che copriva alcuni lavoratori: anziché estenderlo a tutti i lavoratori, si è preteso di far giustizia togliendolo a coloro che ancora ne beneficiavano.
Insomma la logica ferrea utilizzata dal patronato cosmopolitico è sempre la solita: si trasformano i diritti in privilegi e si contrabbanda la lotta contro i diritti come benemerita lotta contro i privilegi.
Ancora un volta il patronato vince.
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