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Roma, l’onore e il rispetto

“Domanda, velata e venata d’amarezza: come sarebbe andata questa semifinale con Veretout, con il miglior Mkhitaryan, con Smalling, con Spinazzola?”

Quanto tempo è trascorso dalla semifinale di andata? Una settimana più un milione di anni, ci viene naturale rispondere. Una settimana che sarebbe stata avvilente dal triplice fischio di Del Cerro Grande in poi; mille anni per la sensazione di lontananza assoluta dalle contingenze della cronaca da quando, nel dopopranzo di martedì scorso, il boato ha scosso la città, l’Italia e a livello di eco anche l’Europa. 

Certo, stasera non è ancora la Roma di Mourinho, però ancora prima che scenda in campo è lecito chiedersi “quanta” di questa Roma potrà essere “per Mourinho”. 

Sapete che c’è? Che la Roma disputa un primo tempo anche sorprendente per quanto riguarda la soglia prestazionale e il decoro agonistico; però quando fallisci almeno quattro occasioni nitide da rete, i tuoi meriti restano nel campo delle ipotesi. Lo United, per una ventina di minuti anche svagato e con qualche giocatore più distratto di altri, vedi Luke Shaw, alla fine della prima frazione capitalizza invece una delle due nitide occasioni che capitano a Cavani. L’altra, per inciso, culmina in un pallonetto delizioso che sbaciucchia la traversa. 

L’uno a uno arriva dalla testa di Dzeko; dobbiamo citare un probabile rigore negato poco prima da Brych. Per amor di analisi. 

Stupenda la conclusione di Cristante per il due a uno.

Poi, nei minuti che vanno dal sessantesimo al sessantacinquesimo, una serie di incredibili carambole nega alla Roma il tre a uno che renderebbe quantomeno autentica la speranza di una rimonta. Eupalla, per citare Gianni Brera.

Poi pareggia Cavani, come al solito servito deliziosamente da Bruno Fernandes; c’è un accenno di rissa con cartellini privi di equità, quindi la gara veleggia verso la fine. Ma arriva di seguito il rocambolesco tre a due di Zalewski per la Roma: benvenuto. 

Domanda, velata e venata d’amarezza: come sarebbe andata questa semifinale con Veretout, con il miglior Mkhitaryan, con Smalling, con Spinazzola? Ecco, la prima richiesta allo staff di Mourinho è di metterci in condizione di non porci più simili domande. 

Paolo Marcacci

Paolo Marcacci

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