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“Lo Stato sapeva già quanto avremmo perso” ▷ Finanzialista smonta in diretta le fake sui ristori

“Gutta cavat lapidem”, dicevano i latini: la narrazione sui ristori è ormai talmente risentita che tutti, più o meno, conoscono a grandi linee la situazione – e la disperazione – degli imprenditori. Nonostante i discorsi e le proteste a tamburo battente però, al momento il Governo non batte ciglio dal punto di vista dei dati.
Si registrano miglioramenti sulla campagna vaccinale anti-Covid, ma non sugli aiuti alle imprese ormai sull’orlo del collasso. E il prolungamento del coprifuoco rischia di essere la mazzata finale che rende vana un’estate di lavoro.

Questo perché, come sa chi lavora nel turismo, l’impresa è fatta anche di preparativi; preparativi che alla luce dell’incertezza delle riaperture e dei pochi soldi che arrivano dallo Stato (il Governo Draghi sta facendo peggio del Governo Conte) stentano a decollare.
Si rischia quindi non solo di vedere l’Italia priva, o quasi, di turisti, ma anche sempre più saracinesche abbassate.
In diretta ha fatto il punto della situazione la finanzialista Michela Pontiroli.

I contributi che sono stati dati agli imprenditori sono veramente ridicoli, e la cosa più assurda è che non solo lo Stato già sapeva in precedenza quanta perdita avrebbe avuto ogni azienda, ma dobbiamo anche rendicontarle dopo.
C’è quindi un eccesso di burocrazia pazzesco. Da anni non sono dati soltanto dall’evasione fiscale, ma anche da un’aggravio di burocrazia che è veramente incredibile.

Ieri sono andata in un bar in centro e ho visto negli occhi di questo barista malinconia e paura. Come a dire “oggi hoc riaperto, che bello… ma quanto rimarrò aperto?”. Questo è terribile. Stanno togliendo la speranza alle persone.
Io spero che la situazione possa modificarsi. Dal punto di vista delle imprese è importante dare speranza. La linfa vitale è l’impresa.
Che succede quando andiamo in banca? Che ci facciamo due risate, perché la legge prevede che io posso recuperare le perdite del 2020 fino al 2025.
La banca ti dice: “Perfetto, ma il tuo utile qual è? Qual è la tua capacità di generare cassa? Come sei in grado di restituirmi tutti i finanziamenti che ti ho erogato?”
Questo capite bene cosa vuol dire: civilmente io posso stare in perdita, ma poi finanziariamente sono rovinato perché se io ho peso 150mila euro di fatturato in un anno, è difficile che io venga fuori con un utile civilistico o che quantomeno sia in grado di rimborsare con facilità i prestiti ricevuti
“.

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