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In Europa si scrive Italia, si legge Roma

“Invece di pensare, ora, al timore e ai ricordi che incute il nome del Manchester United, ha molto più senso pensare che nessuno o quasi aveva messo in preventivo l’approdo in semifinale”.

Tutta la sofferenza del mondo, dal punto di vista fisico ma soprattutto emotivo. La Roma attraversa un primo tempo di sostanziale controllo dell’avversario, pur se i Lancieri sono stati dominanti nel possesso palla. I rischi corsi nella prima frazione di gioco, sono stati quasi del tutto auto prodotti, Pau Lopez in testa, a causa della gestione dissennata della palla in fase di impostazione bassa. 

Un Edin Dzeko monumentale ha supportato la fase offensiva riempiendo di sé la metà campo dell’Ajax, capitalizzando ogni pallone per poi rilanciare la sfera a beneficio degli inserimenti di Veretout, di Pellegrini, di un Mkhitaryan che si è amministrato con classe ed essenzialità. 

Secondo tempo vietato ai cardiopatici, ma anche agli ansiosi. L’ingresso di Brobbey per l’Ajax vuol dire sostanza, pericolosità e…vantaggio. Rivedibile, forse, l’uscita di Pau Lopez. Ajax ora in fiducia, Roma che attraversa una lunga fase di incertezza e fibrillazione emotiva. Fino alla percussione sul lato sinistro di Riccardo Calafiori, che dopo un doppio dribbling fa arrivare a Edin Dzeko, dopo il rimpallo su Gravenberch, il pallone dell’uno a uno. 

Poco dopo, il flessore di Calafiori ferma il ragazzo, che resta un protagonista della serata. 

Linea difensiva tutta ammonita, nel frattempo, dal mancuniano Taylor, con Mancini che era in diffida. A pensar male…

Detto ciò, con tutta la sofferenza del mondo, la Roma guidata da Paulo Fonseca va in semifinale. È stata, fino a ora, una escalation della soglia di difficoltà, dallo Sporting Braga, passando per lo Shakhtar, fino a questo Ajax giovane ma non acerbo. Invece di pensare, ora, al timore e ai ricordi che incute il nome del Manchester United, ha molto più senso pensare al fatto che nessuno o quasi aveva messo in preventivo l’approdo dei giallorossi alla semifinale di Europa League. Unica squadra italiana nelle rassegne continentali. 

Aggiungiamo una nota per inquadrare con completezza la soglia prestazionale di stasera: un conto è soffrire, un altro subire e basta. La Roma ha sofferto, ma ha attraversato in un recupero di lucidità la fase di sofferenza. È stato salito un altro gradino, innanzitutto per quanto riguarda la soglia di autostima. 

Paolo Marcacci

Paolo Marcacci

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