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Attualità

I 50 anni de ‘Il Manifesto’. Il mio ricordo di un giornale che brillava

Due fatti oggi riportano la memoria agli Anni di Piombo. Da un lato l’arresto di alcuni brigatisti, fiancheggiatori, responsabili di crimini riconosciuti colpevoli in Francia, dove si erano nascosti potendo sfruttare una certa libertà di movimento da quelle parti. Non ci può essere dubbio che, anche se sono crimini passati da anni, una volta che sei stato giudicato la pena la sconti. Se non la sconti in un paese, lo fai in un altro. Ma non si può tollerare questa ingiustizia in nessuna maniera per chi ha perduto la vita o per chi ha perso persone care.

L’altra notizia, un po’ più leggera, è che questi anni ’70 erano contraddistinti anche da un grande fermento intellettuale. Fermento che si esprimeva a suo tempo, visto che non c’era altro, attraverso i giornali.
Sono 50 anni oggi che ‘il manifesto‘ è in edicola. Io me lo ricordo quando, nel ’77-’78 insieme agli altri giornali che mi piaceva comprare, acquistavo anche il manifesto. Lo facevo per una ragione semplice: non aveva tanto la cronaca o le notizie spicciole, quelle non le trovavi lì, ma aveva invece commenti e articoli, politicamente molto di parte, però molto chiari e scritti benissimo.

Inoltre il giornale aveva approfondimenti culturali, che addirittura sugli altri giornali sarebbero sembrati incongrui. Insomma, era un giornale diverso. Un giornale fitto fitto di scritture, con pochissime immagini e poco apparato iconografico. Rappresentava sì la militanza, per alcuni, ma per altri rappresentava semplicemente la capacità, che avevano i quotidiani a suo tempo, di fare informazione completa e culturalmente valida.

Questo grazie a scrittori, artisti e giornalisti di primo piano che scrivevano appunto sul Manifesto. Oggi la carta stampata non va più di moda come al tempo, non è più soprattutto l’unico mezzo, ma è ancora piacevole sentire i giornali sfrusciare in mano. A suo tempo il manifesto aveva pochissime pagine, e ancora me le ricordo bene come schioccavano fra le mie dita. E’ un giornale che dovremmo ancora leggere oggi, se non altro per la straordinaria capacità di inventare titoli divertenti e centrati.

GeoMario, cose di questo mondo – Con Mario Tozzi

Mario Tozzi

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