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“Vi mostro i successi del nostro modello” ▷ Parla il responsabile anticovid israeliano

Nel bene o nel male, ci si ricorderà di Israele come di una nazione chiave in ottica pandemica. Sì, perché le vaccinazioni lì hanno raggiunto una fase che qui consideriamo ancora utopia, con il nostro 5% di popolazione vaccinata, paragonato ai numeri riferiti dal capo della Task Force anticovid israeliana: il loro piano vaccinale potrebbe addirittura giungere al termine entro il mese di aprile.
Sarà quindi Israele il modello da seguire in caso di successo e di ritorno definitivo alla normalità, un modello che ha fatto delle trattative con le multinazionali il suo punto di forza (a differenza nostra, che siamo aggrappati alle decisioni dell’Europa) e della digitalizzazione il suo fiore all’occhiello.

Arnon Shahar è dunque a sua volta un uomo chiave del piano vaccinale israeliano, in queste ore è richiesto addirittura da altre nazioni. Se avrà successo sarà svolta, ma se fallirà, le profezie infauste sui vaccini trionferanno inesorabilmente, e allora la guerra al coronavirus dovrà forse definitivamente spostarsi su altri campi di battaglia, come le cure tempestive.
Nel frattempo il Dottor Shahar ha snocciolato qualche numero ai microfoni di Stefano Molinari.

La percentuale della popolazione israeliana che ha ricevuto il vaccino? Stiamo arrivando verso il 50%, con gli over 50 siamo sull’85% delle persone che noi vogliamo siano vaccinate o considerate già tali, cioè una settimana dopo la seconda dose.

Man mano che andiamo a vaccinare più persone abbiamo meno mortalità e meno persone malate alla fine. Nonostante l’ondata di variante inglese che abbiamo subito, le persone che sono colpite dal Covid sono rimaste più o meno uguali.
Nelle ultime due settimane stiamo riaprendo un po’ le scuole, le piscine e le palestre e con la riapertura delle scuole vediamo un aumento dell’infettività, perché i ragazzi non sono vaccinati e questo è un punto cruciale. Stiamo valutando in questi giorni come manovrare questa pandemia dato che abbiamo un’ottima percentuale di persone vaccinate.

Usiamo il vaccino Pfizer e si può vaccinare sopra i 16 anni, a volte anche sotto se ci sono condizioni mediche che giustificano questa cosa. Abbiamo poi visto che c’è un nucleo di gente che non sta arrivando e ci siamo chiesti il perché. Gli abbiamo detto: “Non venite da noi? Noi veniamo da voi”. Così stiamo andando nelle grandi industrie, prendiamo la lista in anticipo, ci programmiamo per i giorni di vaccinazione nei posti di lavoro così la gente non ha molte scuse. Andiamo nei posti di lavoro e vacciniamo lì. A volte lo facciamo anche nei locali all’aperto per arrivare anche ai giovani: la pandemia non è la cosa principale della vita. Il bonus è essere sano e proteggere i nonni.

Il vaccino funziona, abbiamo una buonissima efficacia con pochi effetti collaterali e andremo avanti così.
Stiamo facendo tantissimi gruppi di lavoro con italiani e anche altri paesi nel mondo. Questo nostro modello è stare nel territorio usando la medicina del territorio, usando tutte le cliniche, aggiungendo la digitalizzazione del sistema. Spetta a noi fare un ottimo lavoro per far vedere al mondo che il piano ha successo e che il vaccino è efficace per raggiungere l’immunità di gregge
“.

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