Vedi Sanchez e poi muori. Non è toccato a Lukaku fare il protagonista, sebbene ci abbia messo del suo con l’ennesimo sprint poderoso e il settimo assist in stagione: il Parma è affondato sotto la doppietta del cileno, e adesso Conte intravede davvero il traguardo all’orizzonte, con il Milan che si allontana a -6 e la Juventus che sembra destinata ad essere solo l’eterna minaccia mai concreta di uno scudetto nerazzurro.
A nulla è servito il gran volley di Hernani, se non come giusto premio per cinquanta minuti gestiti bene dai ducali, che sembravano volersi confermare la bestia nero-azzurra di Conte.
Il salentino però sapeva bene quale sarebbe stato il pericolo di una prestazione sottotono – anche contro un Parma in crisi nera – e non ha sottovalutato la squadra di D’Aversa, schierando praticamente la formazione titolare eccetto Lautaro.
Adesso con la Juventus impegnata in Champions e il Milan che sembra incappare in un trend al ribasso, non mancano poi così tante partite alla fine della corsa: non va fatto l’errore di pensare a quanto sia lontano il mese di maggio, va bensì calcolato che con 14 match a disposizione e 10 punti di vantaggio sulla truppa di Pirlo, il traguardo è ben più vicino di quanto si pensi.
È vero, la matematica è tiranna, ma la componente psicologica lo è molto più di quanto chiunque pensi, a dire il vero.
Già arrivare alla trentesima giornata con lo stesso gap attuale da Milan e Juventus, esorcizzerebbe la Serie A e le menti dei calciatori avversari: poco importerà che i calcoli non decretino nulla, se l’Inter mantiene un divario così importante.
Di certo non farà – non deve fare – l’errore di vedersi di nuovo campione con troppo anticipo Antonio Conte, ma conoscendo i trascorsi del salentino, questo non accadrà. Capito Pirlo? D’accordo Pioli?
Alessio De Paolis
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