È da poco giunta la splendida notizia da Londra, che la giustizia britannica ha bloccato l’estradizione in Usa del fondatore di WikiLeaks Julian Assange. Deve rispondere a 18 capi di imputazione per spionaggio e pirateria informatica, per aver fatto qualcosa di utile per l’intera umanità. Ossia per aver svelato documenti relativi, tra gli altri, a crimini di guerra americani.
Doveva essere riconosciuto come un eroe nazionale, invece Oltreoceano rischiava una condanna a 175 anni di reclusione. Oggi il verdetto ci spinge a una riflessione. In quel tribunale hanno vinto i diritti dell’uomo, ma ha perso ancora una volta la libertà di stampa.
Infatti, la giudice inglese ha emesso quella sentenza sulla base della convinzione che Assange soffra di depressione clinica. Ma la giudice, purtroppo, ha respinto le affermazioni della difesa, secondo cui Assange sarebbe protetto dalle garanzie legate alla libertà di espressione.
Quindi, come vedete, non è stata una vittoria della libertà di stampa e del giornalismo di inchiesta. Ora quindi godiamoci questa sentenza, incrociamo le dita per vedere Assange libero, ma ricordiamoci che bisognerà presto tornare a lottare per la libertà di stampa, che viene negata anche da questa sentenza.
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