Un Conte poliedrico nel suo discorso alla camera, per un’ala del Parlamento voltagabbana viste le numerose ideologie e partiti che il premier cerca di mettere insieme nel suo curriculum delle maggioranze di governo dirette, per l’altra lungimirante. Così la pensa la parte di deputati che ha votato la fiducia al nuovo governo facendolo passare alla Camera.
Resta ora l’incognita del voto al Senato: nessun dubbio per l’onorevole Dem Stefano Ceccanti sul fatto che Conte incasserà anche lì la maggioranza, qualche preoccupazione in più invece sullo scarto con cui questa vittoria arriverebbe. Non si tratterebbe infatti di un risultato “sportivo” definito e netto se Conte vincesse per una manciata di voti, perché la governabilità a quel punto sarebbe fortemente compromessa e un nuovo ipotetico governo risulterebbe paralizzato dalle continue intermediazioni alla Camera: una situazione non certo ottimale in un Moment d’emergenza.
L’onorevole Ceccanti ci ha detto di più in diretta.
“Nessuno pensa che il Governo possa andare sotto al Senato perché i sì supereranno i no. C’è una preoccupazione sul fatto che però lo scarto possa essere significativo, quindi tutti vanno chiamati a raccolta in maniera forte finché non si sarà votato. Mi sembra legittima questa preoccupazione, ma non è perché siamo pessimisti.
Paura di un partito di Conte? Noi innanzitutto facciamo parte di questa maggioranza e ci auspichiamo che il Governo esca al meglio possibile e con più voti possibili sia alla Camera che al Senato. Poi cosa succederà nel 2023 alle elezioni abbiamo tempo per vederlo e chi sarà più bravo prenderà più voti, ma ci sarà più gloria per tutti se ci arriverà un Governo che sarà in continuità con questo. Io mi preoccuperei meno della concorrenza reciproca della maggioranza che non del fatto che nel 2023 poi dovremo vincerle le elezioni.
Secondo me al Senato saremo una ventina di voti sopra, e non mi sembra che Italia Viva abbia annunciato che voteranno altre misure, quindi evidentemente non siamo in una zona di tranquillità assoluta, come saremmo se avessimo numeri di maggioranza assoluta di qua e di là, però non siamo nemmeno in una situazione di debolezza estrema come alcuni vogliono dire“.
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