Imola per noi, come la Genova di Paolo Conte: luogo dell’anima, di un eterno ritorno per gli appassionati di Formula Uno. Al netto delle sterili polemiche sui caschi commemorativi.
Un po’ meno sterili, sacrosantamente, le polemiche che già sono sbocciate dopo la gestione del pit stop di un Sebastian Vettel oggi straordinariamente competitivo, che chissà in quale posizione avrebbe salutato la bandiera a scacchi se il box Ferrari non gli avesse rovinato strategia, sosta, di conseguenza gara.
E alla fine, in ogni caso, vince Hamilton, che disputa un gran premio come al solito connotato da lucido attendismo, strategica gestione delle gomme, crescendo delle velocità di punta nella seconda parte di gara. Frustrante per tutti i suoi colleghi, lo è doppiamente per il compagno di scuderia Valtteri Bottas, ancora una volta annichilito dai ritmi dell’inglese, pur dopo lo spunto trovato ieri con una pole a suo modo entusiasmante. Alla fine abbiamo scoperto anche di un danno alla vettura del finlandese.
La Coppa dei costruttori è un non – trofeo, se permettete, finché La Mercedes sarà così cannibalesca, così dominante in ogni senso. In ogni senso, sì.
I grandi manici dell’era attuale, Hamilton a parte, continuano a stare a galla grazie all’esperienza e alle doti: abbiamo già detto di Vettel, torniamo a citare l’eterno Raikkonen, un Ricciardo quasi perfetto e meritatamente terzo.
Per una sommatoria di prestazione e ingiustizie del destino, sotto forma di detriti altrui, il “Driver of the day” per noi oggi è Max Verstappen, che col suo arrembaggio grintosissimo ha fatto rivivere le emozioni di tanti anni e tante Imola fa.
Paolo Marcacci
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