I tamponi sono uno degli strumenti più utilizzati e discussi nella lotta al coronavirus. Non tutti questi test sono però uguali e, malgrado si faccia spesso confusione, è importante distinguere tra antigenici e molecolari. Questi ultimi sono quelli riconosciuti come più affidabili e sicuri, ma – a causa delle indicazioni arrivate a livello regionale – sono stati esclusi fino a ottobre dalla possibilità di essere effettuati nelle strutture private del Lazio.
Della battaglia in favore dei test molecolari privati si è occupato con grande impegno il dott. Claudio Giorlandino, Direttore Sanitario Altamedica che ha vinto la sua lotta facendo ricorso al TAR.
Per il dott. Giorlandino però i problemi sono ancora molti, ecco il suo intervento a “Un giorno speciale” insieme all’Avv. Manuela Maccaroni e Francesco Vergovich.
“Per il risultato del test molecolare si impiegano circa 18 ore, i più rapidi 8 ma sono peggiori. La maggior parte dei centri viene verificato dal centro scelto dalla Regione come riferimento, che nel Lazio è lo Spallanzani. Dobbiamo dire però che lo Spallanzani è senza la certificazione richiesta dalle norme europee.
Un problema è che gran parte dei soggetti che riceve i tamponi è totalmente asintomatica. Si discute molto se questi siano infettivi o meno, un gran numero di studi dice che gli asintomatici non sono infettivi, anche se dobbiamo distinguere dai paucisintomatici che purtroppo probabilmente trasmettono. Tutto ciò rende difficile la diagnosi e la possibilità di fermare il virus sulla base della sola analisi molecolare.
Secondo gli studi che abbiamo fatto e pubblicato certamente il problema non sono i ristoranti, le palestre o cinema. Abbiamo preso un numero di soggetti positivi al virus e gli abbiamo chiesto se nei 15 giorni precedenti fossero stati in questi luoghi. Nella stragrande maggioranza dei casi non c’erano stati. La gente non si infetta lì, è sciocco bloccare un ristorante, un cinema o un teatro.
Quelli che stanno nel Comitato Tecnico Scientifico non hanno seguito nessuno studio, sono professionisti – talvolta neanche molto qualificati – ma non hanno esperienza diretta. Ci si infetta invece nei mezzi pubblici e nelle scuole”.
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