Un ventennio, circa, è già trascorso da quando l’euro è entrato nelle tasche degli italiani. Come al solito, numerose erano state le promesse di ricchezza e prosperità che i promotori della moneta unica avevano al tempo indirizzato ai popoli. Un passo decisivo per la costruzione europea, al quale sarebbero poi seguiti nuovi Trattati, Convenzioni, Linee guida, ecc… con i quali la sovranità nazionale è pian piano scivolata verso l’Unione.
E dei vantaggi, a detta soprattutto dei detrattori dell’Europa, non si è vista nemmeno l’ombra. Lo certificano anche i dati portati in risalto dall’economista Valerio Malvezzi, ai microfoni di Francesco Vergovich e Fabio Duranti. Le cifre sembrerebbero non lasciare spazio a interpretazioni di stampo ideologico: su occupazione e creazione di posti di lavoro le curve sono in picchiata sin dall’introduzione dell’euro e dall’applicazione dell’impianto normativo comunitario.
Ecco la spiegazione del Prof. Malvezzi a “Un giorno speciale”.
“Tutte le volte che vi parlano di pensioni, in realtà vi confondono le idee. Di fatti la questione è sostanzialmente quando andare in pensione. Il problema della situazione socioeconomica in Italia è un altro:
Qual è la mia soluzione? Malvexit. Tutto questo serve per creare una società di schiavi, mi sembra evidente. Un uomo che non ha lavoro non è un uomo libero”.
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