Una partenza più caotica e rocambolesca, che spettacolare in senso stretto, a Sochi. Però, un episodio che ci ha riportato alla bagarre che c’era al via negli anni ottanta e novanta. Questo circuito cittadino, del resto, come tutti quelli che fanno parte del lotto dei cosiddetti “tilkodromi”, presenta un lungo rettilineo dove le monoposto possono sciogliere le briglie a tutti i cavalli di cui dispongono.
Su una pista di quelle “a tutto motore”, dunque, il sesto posto che Charles Leclerc spunta con le unghie e con i denti equivale a una mezza vittoria; stavolta cominciamo dalla Ferrari non per partigianeria ma per omaggiare una prestazione. Se non un miracolo, poco ci manca.
Stavolta vince, senza mai davvero mettere l’esito in discussione, uno che adora questo tracciato: quel Valtteri Bottas che spesso abbiamo – giustamente – criticato definendolo “crocierista di lusso” ma che oggi ha offerto una prova caratterizzata da grande concentrazione, giri veloci esibiti a più riprese e amministrazione della vettura nell’ultima parte, la più faticosa, quando un arrembante Max Verstappen, per noi “Driver of the day”, ha dato il tutto per tutto a caccia del vichingo.
Capitolo Hamilton: penalizzazione giusta; grande tentativo di rimonta, al solito; quantomeno discutibili i suoi team radio, visto che i responsabili al box della Mercedes non potevano che attenersi alle regole.
Tutto sommato, ci siamo divertiti, quasi tutti: Sebastian Vettel ha chiuso con un risultato sotto la soglia della dignità un fine settimana che era iniziato tra difficoltà e alettoni spezzati.
Paolo Marcacci
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