I padroni del competitivismo no-border hanno deciso di far fare a Lukashenko in Bielorussia la stessa fine di Gheddafi in Libia.
L’obbiettivo è chiaro come il sole: vogliono sostituirlo come fecero con Gheddafi con un mansueto fantoccio atlantista. Vogliono liberarsi di un governo che resta un fortilizio di resistenza alla mondializzazione a stelle e strisce.
Molti come sempre ci stanno cascando come pecoroni. Scambiano l’imperialismo USA per difesa dei diritti.
È l’epoca dell’orwellismo compiuto: la guerra è pace, i diritti umani coincidono con l’imperialismo dei bombardamenti.
In Italia abbiamo come sempre le vili brigate fucsia-arcobaleno che vanno ripetendo che Lukashenko è un pericoloso Hitler. La falsificazione della storia è come sempre totale, come scriveva Orwell: è un palinsesto che può essere sempre riscritto da capo.
A differenza dei nostrani guitti fucsia, Lukashenko è rimasto rosso. Non ha abbandonato la falce e il martello per il ridicolo arcobaleno. I pagliacci delle sinistre hanno aderito al verbo liberista e all’imperialismo. Sono marci dalla testa ai piedi.
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