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Tragico nubifragio: Palermo paga il prezzo ambientale del cemento

Palermo è una città bellissima, di grande sensualità, ma è stata molto massacrata nel corso degli anni. Soprattutto quando, tra gli anni ’60 e gli anni ’90, si è consumato quello che è stato chiamato ‘Il sacco di Palermo’. Guidata dalla mafia la speculazione edilizia ha annullato quella che era la conca d’oro, ricoprendola di asfalto e cemento. Ha costruito palazzoni enormi al posto delle grandi e bellissime ville liberty che avevano i giardini ed erano costruite con cura, attenzione e bellezza. Trasformando quindi le periferie di Palermo nelle altre anonime periferie di tutta Italia.

Tutto questo ha un prezzo ambientale. Nel senso che si impedisce alla città di avere il suo contatto naturale con il sottosuolo e dunque di far infiltrare acqua che invece, quando piove in maniera molto concentrata come oggi, rimangono in superficie. Purtroppo le persone si avventurano in posizioni e posti dove non dovrebbero e lì ci possono perdere la vita. Con grande dolore siamo costretti a dover registrare ancora una volta disastri di questo tipo.

Hanno quasi tutti questa radice antica. Fiumi tombati nel sottosuolo, quando si pensava che il fiume fosse un elemento naturale che andasse domato. Questa era la tipica filosofia dei lavori pubblici del ventennio fascista. A Genova, per esempio, attorno le stazioni si tombavano i torrenti. Il Bisagno, il Ferreggiano e gli altri per poterci costruire sopra la città. Poi c’è stato il grande sviluppo del cemento tra gli anni ’60 e gli anni’90, e anche lì non si è tenuto conto degli aspetti naturali.

In più ci sono stati dei simpatici sindaci che hanno preferito costruire in posti dove sarebbe stato meglio non mettere affatto alcuna abitazione. Poi ci si mette anche il riscaldamento globale in atto. Queste perturbazioni violente, queste piogge molto concentrate, sono figlie del cambiamento climatico nel senso che quando c’è più energia termica in gioco nell’atmosfera questa andrà evacuata con una violenza e una forza pari all’accumulo che c’è stato.

Così le perturbazioni a carattere violento diventano più frequenti e numerose, fuori stagione e fuori dai luoghi dove ce l’aspettavamo. Nubifragi di questo tipo a Palermo, in questa stagione, erano molto rari. Ma tutto questo diventerà sempre più frequente nel prossimo futuro perché il cambiamento climatico è estremizzazione del clima. L’Italia, che si trova a metà fra le aree tropicali e quelle nord europee, si trova proprio stretta nel mezzo.

Naturalmente verrà fuori qualche altro zuzzurellone che cercherà di negare il cambiamento climatico, di non legarlo a queste tragedie. Ma in realtà sono ben documentati i collegamenti che tengono stretto il cambiamento climatico con questo tipo di fenomeni. Da noi avranno una rilevanza sempre maggiore perché abbiamo costruito troppo e soprattutto dove non si doveva.


GeoMario, cose di questo mondo – Con Mario Tozzi      

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Mario Tozzi

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