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Enrico Michetti

Il Mes per un popolo di schiavi

Si apre la discussione sul MES e nessuno illustra questioni elementari e preliminari che giustifichino l’eventuale ricorso allo strumento.  

Il MES è un prestito di denaro che proviene da un Fondo europeo. Le condizioni sono perlopiù quelle che riguardano i prestiti internazionali concessi ai paesi in crisi finanziaria. Ma discutere di condizioni prima ancora di aver deciso come utilizzare il denaro è la vera follia. 

In altri termini, quale individuo dotato di un minimo di raziocinio si recherebbe in banca per accendere un mutuo non avendo ancora pensato ad un bene da acquistare ? 

Di norma si individua un fabbisogno, si valuta se quello specifico fabbisogno rientri tra le priorità del Paese, si realizza un piano per far fronte a tale necessità, si programmano progetti prima preliminari e poi definitivi ed esecutivi (di estremo dettaglio), quindi si sviluppa un quadro economico in cui dovranno emergere costi e ricavi

A quel punto si potrà decidere se realizzare quell’opera, ovvero quel servizio, oppure accedere a quella fornitura.  Ossia ancorché si tratti di una necessità di natura sociale, ambientale, o per lo sviluppo del Paese, si dovrà valutare la sua sostenibilità tenendo conto dell’impatto di tali progettualità sui conti economici del Paese. 

E soltanto qualora tale iniziativa superi il vaglio di cui sopra si potrà valutare la possibilità di farvi fronte con risorse interne magari limitando il raggio di azione di altre misure in essere ritenute evidentemente meno prioritarie di quella che si vorrebbe conseguire. 

Qualora poi, con i tagli alle spese interne non si riuscisse a far fronte alla nuova spesa occorrerà valutare se sostenerla con risorse esterne, ossia facendo ricorso ad un ulteriore indebitamento del Paese. 

A questo punto si dovrà valutare se lo sviluppo di tale misura consentirà di realizzare vantaggi diretti od indiretti in grado di ripagare il prestito richiesto ed ogni suo ulteriore accessorio o gravame. 

Soltanto all’esito di tale attenta, rigorosa e puntuale istruttoria su potrà quindi, decidere se ricorrere a nuove forme di indebitamento e valutare le condizioni che pongono gli eventuali strumenti attualmente esistenti tra cui il MES.

Mi sembra invece che ad oggi non ci sia nulla di tutto questo, se non l’affannosa ricerca di denaro da acquisire attraverso ulteriori e sistematiche forme di indebitamento. 

L’Italia è già purtroppo un Paese fortemente indebitato e sapete che il debito lo si legge in rapporto al Pil, ossia alla produttività, che ahimè in assenza di riforme strutturali (fisco giustizia, burocrazia, infrastrutture, …) resta carente. 

Ecco perché in via prioritaria si potrebbe ricorrere ad un nuovo indebitamente soltanto qualora attraverso la spesa di quei denari si incrementasse la produttività del Paese in misura percentuale maggiore rispetto alla consistenza dei finanziamenti richiesti. 

Andare in cerca di quattrini senza sapere come spenderli, o non avendo svolto le valutazioni di cui sopra sarebbe da folli, se non da criminali. Una classe dirigente che andasse in cerca di danaro quasi fosse un bottino di guerra, per mantenere inalterati i propri privilegi ed il proprio potere, condannerebbe le generazioni future a riparazioni pesantissime.  

Purtroppo analizzando i numerosi provvedimenti emanati dai Governi degli ultimi decenni scorgo oltre alla consistente spesa assistenziale sempre più voluminosa, investimenti scarsissimi se non inesistenti. 

Molta spesa improduttiva potrebbe essere trasformata in lavoro se soltanto vi fosse un piano che prevedesse misure in tal senso. Ma alla politica clientelare interessa poco il lavoro. Perché il lavoro emancipa l’uomo e lo rende libero

Meglio una sventagliata di bonus, un impiego precario, magari un posto sociale, molto spesso inutile, dove si impara poco o nulla, che rende necessaria però la figura di un tutore politico da cui dipendere vita natural durante, ed a cui rendere voti e servigi. 

Si parla di semplificazione, ma poi continuano a complicare le cose, perché dietro ogni nuova prescrizione sorge la necessità di ricevere, sempre dal solito tutore politico, una raccomandazione per poterla evadere. 

Ogni raccomandazione costituisce un debito per il percepente ed è così che il tutore politico acquisisce sempre più potere. Più raccomandazioni offre e più crediti accumula che poi potrà riscuotere dal popolo schiavo.

Diffidate da coloro che, senza avere un’idea in testa e men che meno progetti, come unica soluzione per il Paese prospettino solo debiti, e soltanto debiti. Perché ci renderanno schiavi, e soltanto schiavi.

Enrico Michetti

Enrico Michetti

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