Il Dott. Ivo Pulcini, Direttore sanitario della S.S. Lazio, non ha nessuna intenzione di violare le regole, tuttavia – come scrive nella sua pagina Facebook – tiene molto a esprime la sua opinione e i suoi dubbi sulla disposizione della quarantena che dovrà essere applicata al calcio.
Per esprimere le sue perplessità utilizza un paragone: “Forse una delle motivazioni va ricercata nei ricordi tristi e traumatici della mia infanzia a Leonessa“. Il riferimento è a quando il 7 aprile del 1944 furono fucilati circa 50 concittadini innocenti: 10 italiani innocenti per un tedesco morto.
Il Dottor Pulcini riconosce che questo è un paragone forte, ma parla degli scrupoli di coscienza che lo assalirebbero nel mettere in quarantena 50 persone perfettamente sane per un soggetto positivo.
Ce ne parla in diretta a “Un Giorno Speciale” durante l’intervista di Fabio Duranti e Francesco Vergovich.
“Un conflitto interiore intenso perchè è addirittura crisi di coscienza, io nella lettera spiego perchè sono addolorato. Io sono un medico, devo rispettare la legge ma anche il codice deontologico. Se uno solo si ammala, devo considerare malati 50 sani? Non mi pare una cosa ovvia. Mi pongo il problema e ne soffro. Se la legge me lo impone lo faccio, ma la mia coscienza non mi dice bravo.
Sono presuntuoso, ho curato tanta gente con tanti mali e questo mi ferisce perché è come se lo Stato mi togliesse la mia professionalità. Devo rispettare e non intendo trasgredire, ma la mia coscienza parla. Sono in contatto col Presidente dell’Ordine dei Medici, perché c’è il rischio che io possa essere chiamato a rispondere di questo comportamento.
La cosa peggiore non è solo per i medici, ma per la squadra, per i giocatori che stanno scalpitando per riprendere pieni di entusiasmo e gioia, che amano il loro lavoro. Stanno attenti a tutte le raccomandazioni fin dall’inizio, da quando li abbiamo messi in quarantena. In questo modo perderebbero efficacia dei sacrifici fatti per una disposizione che è di legge (e va rispettata) però riconosco che mi crea dei problemi di coscienza.
È vera e autentica la mia sofferenza. Io considero tutte le figure professionali come un mosaico bellissimo ed il mosaico è bellissimo fino a che ogni tessera è al posto suo. Se io mi mettessi a fare il politico credo che farei disastri perché non è il mio ruolo. Se il politico non si mettesse a fare il medico sarebbe meglio“.
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