Massimo Carminati è stato rilasciato oggi dal carcere di Oristano perché scaduto il termine della custodia cautelare. Nelle ore precedenti la Polizia di Roma eseguiva un ordine di arresto nei confronti di venti membri del clan Casamonica e sequestro di venti milioni di euro.
Tra le intercettazioni che hanno anticipato l’operazione “Noi proteggiamo Roma” destano particolare attenzione le parole di Guido Casamonica che lamenta delle maglie troppo strette nei confronti del clan perché “devono far entrare organizzazioni forti a Roma: come camorra e ndrangheta”.
“A me viene da pensare, come Carminati” riferisce ai nostri microfoni Federica Angeli, giornalista di Repubblica ed esperta di cronaca giudiziaria. “A pensar male ovviamente si fa peccato – aggiunge – certo che la scarcerazione di Carminati da uomo libero lascia pensare”.
Un fatto che ha lasciato perplessi in molti. Sotto processo, ancora una volta, finisce l’apparato amministrativo della giustizia italiana. La giornalista ricorda che “le motivazioni della Cassazione sono arrivate dopo otto mesi dalla sentenza. Capisco il lockdown, ma in otto mesi si poteva veramente celebrare l’appello-bis. Invece questa lentezza ha consentito che i termini di custodia cautelare siano scaduti”.
Con l’aggravante che il destinatario di tale procedimento non è un uomo qualunque. Bensì una tra le menti più efferate nella lunga storia della criminalità italiana.
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