Chi dissente è subito silenziato come negazionista. Una delle preoccupanti caratteristiche che da subito hanno contraddistinto la crisi emergenziale legata al Covid-19 riguarda la marginalizzazione, quando non il silenziamento, delle voci non allineate con il nuovo ordine mentale che da politicamente corretto si è fatto anche terapeuticamente corretto.
È in questa cornice che si spiega, peraltro, il largamente diffuso impiego – del tutto destoricizzato e niente affatto neutro – della categoria di negazionismo. La categoria, com’è evidente, appare, nel suo uso in riferimento alla pandemia del Covid-19, grossolanamente destoricizzata rispetto al suo impiego canonico: a tal punto che, in modo lampante, il suo intento non va mai al di là della demonizzazione dell’interlocutore, neppure troppo obliquamente accostato a quanti – i negazionisti, appunto – si macchiano della colpa teorica della negazione dell’olocausto.
A ciò si aggiunga che suddetta categoria finisce per accostare indebitamente, ponendoli sotto la medesima etichetta di negazionisti, sia quanti – in modo del tutto infondato – negano realmente l’esistenza del Covid-19, sia quanti – in maniera argomentata e più difficilmente confutabile – sostengono che siamo al cospetto di un nuovo metodo di governo autoritario e terapeutico; metodo di governo che si basa sulla reale esistenza della pandemia, volgendola, per così dire, a proprio vantaggio o, più precisamente, a vantaggio della classe dominante, che sta utilizzando palesemente l’emergenza per riplasmare ad usum sui i rapporti di forza in seno al modo capitalistico della produzione.
In sostanza, chi – come ad esempio Agamben – sostiene che siamo al cospetto di un nuovo metodo di governo si trova accostato – e, dunque, silenziato – ai negazionisti del Coronavirus, i nuovi terrapiattisti della medicina.
Ciò vale non solo per la popolosa schiera dei perplessi della rete, liquidati come complottisti quando non addirittura sottoposti a TSO, secondo l’ormai in auge patologizzazione del dissenso – dico “in auge”, perché pare che ci sia stato un nuovo caso, questa volta un prete, nel bresciano, il cui dissentire gli è costato il TSO – questa politica del silenziamento va a colpire anche gli esperti in materia: abbiamo visto esperti, medici titolati a parlare di questi temi venire essi stessi silenziati come negazionisti.
Ecco siamo al cospetto di una nuova categoria: negazionismo non usato per colpire chi nega l’esistenza del virus, ma per accostare a chi nega l’esistenza del virus chiunque elabori teorie non allineate con il nuovo ordine mentale terapeuticamente corretto.
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