Ne sentiamo parlare sempre più spesso, tra controversie e dubbi: la terapia al plasma sale alla ribalta della cronaca così come aveva fatto il virus che dovrebbe contrastare, come ogni cosa ancora in attesa di essere conosciuta e riconosciuta.
Ne ha visto gli effetti l’ospedale di Mantova, dove non si verificano decessi dalla sua adozione e dove i Nas, come confermato dal Primario De Donno sulle nostre frequenze non hanno certo minacciato di chiudere il reparto, come invece si vociferava nei giorni scorsi.
Ora manca il riconoscimento dell’efficacia, un risultato che faccia da “lasciapassare” per l’adozione su larga scala e in proposito è molto importante l’opinione di Giovanni Rezza, dirigente dell’Istituto Superiore di Sanità ed epidemiologo a cui Francesco Vergovich e Fabio Duranti hanno chiesto di commentare una recente ricerca su Nature che confermerebbe gli effetti della scoperta italiana.
Chiarimenti anche sull’ormai famoso indice R0, numero da monitorare nelle epidemia che il Prof. Rezza ha spiegato a ‘Un giorno speciale’.
Ecco l’intervista.
“Non ho letto l’articolo di Nature, ma si tratta di una rivista estremamente prestigiosa. Vediamo se l’articolo dà risultati definitivi o se invece è definitorio.
Ho paura solo che non sia facilissimo applicare questo trattamento su larga scala, perché presuppone che venga fatta un’aferesi da parte di donatori che sono pazienti convalescenti o che hanno superato la malattia, i quali devono avere un elevato titolo anticorpale. Questo sarebbe l’unico limite.
Se i risultati mostrassero un’evidenza di efficacia elevata sarebbe un successo non solo per la ricerca italiana, ma per tutti.
R0 è il numero di casi secondari generato da ogni singolo malato, ovvero sia: se io sono infetto, quante persone suscettibili contagio? Qua stiamo parlando di una popolazione interamente suscettibile.
Anche un coefficiente di R1,2 (1,2 persone infettate ad ogni contagio) non è poco, visto che parliamo di un virus che non conosciamo.
Quando si arriva a R0? Quando c’è una forte immunità di gregge, che spero si crei col vaccino e non facendo ammalare tutti.
Non mi sembra sia stata presa una decisione effettiva a riguardo, la FIGC ha molti esperti al suo interno, credo quindi che i protocolli siano fatti bene, dopodiché in uno sport di contatto nessun protocollo può portare al rischio a zero.
Se i calciatori firmassero l’accettazione del rischio? Tutto è possibile, anche noi quando parliamo di riaperture valutiamo il rischio che ogni singola riapertura comporta. Nessuna cosa si fa a rischio zero, i tecnici giustamente danno delle indicazioni ma poi è la politica a dover fare una sintesi tra i bisogni delle persone, dell’economia e della salute. E’ la politica che deve scegliere“.
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