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CENSURATI DALLA DITTATURA SOCIAL ► “Basta un click per cancellare secoli di conquiste”

Prepari un tema, ti procuri le testimonianze, inviti degli ospiti e fornisci prove. Posti infine il tutto sui social per la diffusione del messaggio, per dare voce a una causa.
Passano poche ore e quel lavoro va in fumo per un semplice motivo: “Viola le regole della nostra community“.
Nessuna spiegazione più dettagliata, nessun rimedio realmente efficace. Solo 110 caratteri per chiedere perché, senza la possibilità di giustificare la propria ricerca, senza opportunità di contestare chi ha reso vano il tuo lavoro.

Basta guardarsi intorno per notare come la comunicazione via web e social abbia assunto un ruolo centrale nella società odierna. Ma se lo sviluppo di nuove tecnologie ha diffuso a tutti la possibilità di essere soggetti mediatici, allo stesso tempo ha accentrato il potere intorno quei pochi soggetti che lo gestiscono. 

Sulla questione è intervenuto Fabio Duranti in diretta con Francesco Vergovich sostenendo che “in questo periodo il mainstream ha in mano tutta l’informazioneVengono fatti passare quei concetti impropriamente etichettati come complottisti, mentre chi cerca di andare a scardinare il problema alla radice viene censurato“.

Oggetto della discussione è la censura preventiva che i giganti web della comunicazione applicano all’informazione libera. Un fenomeno che abbiamo vissuto in prima persona con l’eliminazione, senza motivazione, di alcuni video dal nostro canale YouTube. Su questo punto riflette ancora Fabio Duranti: “Quando c’è un messaggio da dover far passare a tutti i costi entra in gioco la censura, cioè il divieto di libera espressione delle proprie idee represse con varie forme, fino alla violenza“.

L’intimidazione fisica, però, appartiene ad un tempo passato. Adesso le nuove armi di repressione sembrano essere le piattaforme digitali. E lo ricorda Duranti esclamando che “oggi la violenza è sostituita dalla tecnologia per affermare il cosiddetto mainstream, controllabile e controllato. I nostri nonni – conclude – hanno gettato il loro sangue sulla strada per farci arrivare ad un minimo di democrazia. Corriamo il rischio di abituarci al pensiero unico se non ci ribelliamo da esso“. 

Questo il monito lanciato da Fabio Duranti a “Un Giorno Speciale”


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Un Giorno Speciale

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