Poco da dire, e non disturbateci, se potete: abbiamo la matita in mano e siamo tornati agli anni della scuola; ci stiamo annoiando in classe e abbiamo la testa alla prossima partita di coppa della Roma che la Rai trasmetterà in diretta.
Abbiamo la matita in mano e, per la millesima volta, tentiamo di replicare il lupetto stilizzato, quello che Piero Gratton ha ideato qualche anno prima. Angoli più o meno acuti, orecchie aguzze e una mandorla rossa come occhio. Sta bene da solo, come uno smoking; oppure, se preferite, la sua eleganza nobilita il tricolore dello scudetto, o la coccarda della Coppa Italia. Tutti lo riconoscono, altrettanti ce lo invidiano.
Replicarlo ci viene meglio se non stacchiamo la matita dal foglio, mai, finché non abbiamo ultimato il muso. Ecco perché non possiamo stare attenti del tutto alla lezione. Abbiamo riempito libri, diari, quaderni. A volte il disegno lo riempiamo di nero, altre lo lasciamo così: dipende da quanto fedelmente abbiamo saputo replicarlo.
È avveniristico e antico al tempo stesso, per questo destinato ad accompagnarci.
Grazie di tutto, Piero Gratton: dalla tua matita, tutto ciò che bastava a renderci orgogliosi.
Paolo Marcacci
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