“Il PD si confronterà con Conte per capire se ci sono margini sulle predisposizioni“, così la deputata Debora Serracchiani smentisce ogni attrito tra i democratici e il Premier dopo la conferenza concernente l’inizio della fase 2 delle restrizioni.
Tra il PD e Conte, insomma, nessun problema, ma la Serracchiani conferma una sorta di discordanza sulla cautela da tenere con le riaperture, che evidentemente per i Dem può penalizzare le imprese.
Sul tipo di restrizioni da adottare una Fase 2 “regionale” non è da scongiurare secondo la deputata, che sottolinea come il ruolo delle regioni sia stato fondamentale nella lotta ai contagi nella fase 1, ormai in archiviazione.
Ecco l’intervista di Stefano Molinari e Luigia Luciani a Debora Serracchiani.
“Qualche incertezza non può non esserci perché stiamo affrontando davvero un fatto enorme nella sua forza e nelle conseguenze che sta avendo. quello che ho semplicemente detto è che il dialogo deve continuare, come c’è stato fin qui e come ci ha permesso di prendere provvedimenti che riguardano l’economia, la sanità o altro di capotale importanza, allo stesso modo il governo continuerà a dialogare con i gruppi economici e con le categorie parlamentari per capire quello che si può e si deve fare ancora.
E’ giusto che ci sia un Dpcm che delinei la cornice con delle date, ma che ci siano anche territori che confrontandosi con le regioni, con il governo, con i comuni e con le categorie economiche e le parti sociali capisca fin dove ci possiamo spingere anche per anticipare eventualmente quel che oggi è segnato per una data posta più in là.
Io dico che ogni azione che è stata portata avanti dal Governo ha avuto inizio e termina all’interno di una fase: c’è stata l’emergenza sanitaria con i suoi picchi, ora c’è l’emergenza economica e c’è anche un’emergenza sociale e che ci ha posto di fronte alla necessità di un intervento immediato per garantire generi alimentari a chi in questo momento non poteva più procurarseli o a chi non riusciva ad avere altro reddito.
Stiamo andando avanti così e stiamo chiudendo un accordo importante con l’Unione Europea che ci permetterà di avere delle risorse. In questa fase non solo prolunghiamo tutti gli ammortizzatori sociali, continuiamo a dare il sostegno al reddito, diamo liquidità alle imprese e cerchiamo anche di ragionare sulle filiere su cui fare investimenti, ma arriva poi anche il momento degli investimenti: se ne è parlato oggi, ci sarà bisogno di una imponente iniezione di denaro pubblico e di una imponente riforma di questo paese.
Devo dire che c’è una cosa di fronte alla quale tutti ci siamo scontrati, anche con la migliore buona volontà e con l’iniziativa più creativa: è la burocrazia che in questo paese davvero uccide ogni forma di iniziativa di fronte alle emergenze.
Noi siamo stati i primi tra le democrazie occidentali ad adottare i provvedimenti del lockdown quando tutti si mettevano a ridere, oggi non ridono più perché stanno affrontando la pandemia tanto quanto noi.
Sulle riaperture è vero che qualcuno ha fatto scelte diverse ma è anche vero che le maggiori cautele spettano ai paesi che hanno avuto maggiori difficoltà e l’Italia è proprio uno di questi“.
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