Il decreto liquidità ha una serie di limiti, esaminiamone alcuni nel dettaglio.
Primo grande limite: i soldi non sono dello Stato, ma delle banche e lo Stato mette solo un credito di firma, l’assunzione di rischio quindi è della banca. E’ arrivata agli imprenditori la notizia “ci sono soldi automatici”, ma questo non è vero.
Leggo una comunicazione molto importante di Banca d’Italia perché qui le opinioni contano fino a un certo punto, quello che conta è leggere gli atti.
Al fine di ampliare quanto più possibile l’ambito di applicazione dei provvedimenti emanati dal Governo, gli intermediari bancari e finanziari vorranno valutare l’opportunità, ove non vi abbiano già provveduto, di estendere su base volontaria tali iniziative anche a favore di categorie di soggetti che potrebbero versare in situazioni di difficoltà e/o in relazione a tipologie di rapporti contrattuali non comprese nei predetti provvedimenti. Le raccomandazioni si riferiscono anche alle misure adottate su base volontaria e valgono, in quanto applicabili, anche laddove i rapporti con la clientela siano ordinariamente tenuti per il tramite di reti esterne.
Analizziamo alcuni passaggi.
Non è forse chiaro e palese che non ci saranno risorse automatiche e immediate per tutti?
Ci sarà un normale processo di istruttoria bancaria nella grande maggioranza dei casi, perché le garanzie non sono affatto la misura principale di erogazione del credito. Le cose fondamentali sono le prospettive di reddito, i flussi di cassa e il patrimonio delle aziende.
Io ho forti dubbi del fatto che questo decreto vada nella direzione auspicata dalle imprese italiane.
Malvezzi Quotidiani, comprendere l’Economia Umanistica con Valerio Malvezzi
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