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Anche il calcio dovrebbe “arrendersi” al Coronavirus?

Le dichiarazioni del Presidente del CONI Giovanni Malagò fanno discutere: “È chiaro che non è possibile generalizzare tutto, tra sport individuali e collettivi e calendari diversi. È un discorso chirurgico che va affrontato con profonda conoscenza della materia. Il mio ragionamento l’ho sempre sostenuto senza nessuna polemica. Ho solo evidenziato che, sarà un caso, ma tutti gli altri sport hanno preso decisioni diverse dal mondo del calcio e sono state tutte decisioni sofferte. Vediamo quello che succede. È meglio avere la certezza di un piano alternativo, che non è il massimo ma rappresenta un punto fondamentale, che invece scommettere tutto su un campionato che si riapre ma soprattutto sulla certezza di un campionato che finisce. Credo che in questo momento nessuno la può dare”.

Certezze, a quanto pare, non ce ne sono. Ogni singolo organo, istituzionale e sportivo, esprime una propria opinione spesso in contrasto reciproco. Il dibattito è più che mai aperto, sempre in attesa di lumi sul futuro del calcio dello stivale.

Le nostre ‘Teste di Calcio’ hanno fornito il punto della situazione durante ‘Radio Radio Lo Sport’ con Stefano Raucci ed Ilario Di Giovambattista. Ecco cosa hanno detto.

Furio Focolari – Mi vengono in mente subito due cose importanti. La prima è che quello che dice Giovanni Malagò non è vero. Nel senso che non è vero che tutti gli sport hanno preso una direzione. La stessa direzione non l’ha presa il ciclismo, non l’ha presa il tennis, non l’ha presa il motociclismo, non l’ha presa la Formula 1. Guarda caso tutti quegli sport ricchi. Poi chi ce lo dice che il Tour de France che inizia il 25 agosto finisca? Non finisce magari. È la stessa cosa. Chi ce lo dice che il Gran Premio di Monza lo faremo? Magari non lo faremo a settembre, però si cercherà di farlo. Quindi ci sono, secondo me, due contraddizioni in quello che dice il Presidente del CONI.

Luigi Ferrajolo – Al momento nessuno sport si sta giocando. È chiaro che a ottobre, se il Coronavirus ci lascia in pace, faremo tutto. Anche il calcio ipotizza che ad agosto si fanno le coppe. Mettiamo il caso che, come tutti speriamo, il campionato riprenda. Se per caso, speriamo di no, c’è un caso positivo che succede? È chiara la situazione? Se un giocatore viene trovato positivo devi mandare in quarantena tutta la squadra giusto? Voi pensate che l’Istituto Superiore di Sanità consenta la quarantena del solo giocatore positivo? Quindi l’ipotesi che il campionato, pur riprendendo, non arrivi alla fine la devi contemplare. Una soluzione alternativa la devi avere.

Paolo Cericola – C’è un inciso importante che è stato ribadito anche ieri da Gravina. Se il campionato italiano non riprende il calcio italiano è finito, economicamente parlando. Il calcio italiano dà un miliardo di euro di tasse all’anno allo Stato e ha un movimento di cinque miliardi di euro. Stiamo parlando della terza industria del paese.

Alessandro Vocalelli – Io sono favorevole che si riprenda il calcio, ma questo fatto di portare avanti ogni volta il peso economico del calcio penso sia un autogol. Quindi non è questione di soldi, ma questione di sicurezza. L’Uefa oggi è stata chiara. Per lei o si gioca e si finisce entro il 31 luglio o vale la classifica attuale.

Stefano Agresti – Dobbiamo prendere atto che quella di Malagò contro il calcio è diventata una battaglia senza esclusione di colpi. Il piano B del calcio è quello che ha detto l’Uefa. Cioè se non finisce la stagione prenderemo atto di quella che è la classifica attuale. Piuttosto io vorrei capire quanto la necessità di avere un certo consenso dalle altre discipline sportive incida in questa presa di posizione continua e sempre ostile al calcio da parte del Presidente del CONI. In una realtà seria l’ostilità del Presidente dello sport italiano verso lo sport che permette a tutte le altre discipline di vivere penso si spieghi soltanto per motivi elettorali.

Tony Damascelli – Malagò ha un’idea da tifoso anche sul calcio. Interviene perché sa che la controparte è fragile e debole. Guardate bene quale è il peso politico che hanno la Federcalcio e la Lega. Dall’altra parte non c’è un’autorità capace di ribadire, rispondere, replicare e di suggerire e prendere delle decisioni. La confusione resta sovrana e siamo in attesa sempre di qualcuno che faccia il primo passo che sia anche l’unico e decisivo.


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