C’è un’altra parte “nascosta”, il deep web: composto da siti che non vengono reindirizzati dai tradizionali motori di ricerca.
In questa zona sommersa orbitano canali illegali per la vendita di droghe, di armi e di pedo-pornografia.
Perché la comunità internazionale non interviene per contrastare questo fenomeno? Quali sono i rischi che si corrono navigando nel deep web? E infine una riflessione su come contrastare lo strapotere delle web company.
“La rete che noi vediamo, quella rintracciabile attraverso i motori di ricerca, è solo una parte minoritaria, forse il 5-10 % dell’intero traffico, c’è una zona chiamata Deep Web che non viene indicizzata dai motori di ricerca ma esiste e non è visibile.
Il Dark Web è fuori non soltanto da qualunque norma ma è fuori anche dai riflettori: vive in un mondo parallelo in cui accade qualunque cosa. Tutto questo sopravvive perché c’è la possibilità di essere anonimi, ma l’anonimato è un cancro del web e un cancro sopratutto dei social perché tu scrivi qualsiasi tipo di post, qualsiasi tipo di tweet e lo fai perché sai di poterlo fare in maniera anonima, nessuno può arrivare a te.
I gestori delle piattaforme si prendessero la responsabilità dei messaggi che transitano sulle loro piattaforme, ma loro si oppongono da sempre, facendo un discorso simile a quello dei produttori di armi che dicono ‘se uno vende un’arma X e poi una persona X con quest’arma compie un crimine non è colpa di chi l’ha prodotta’ ma questo è un discorso molto al limite, se hai una piattaforma non puoi dire che non sai cosa passa dalla tua piattaforma.
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