E’ giunto infine l’epilogo, ora ne abbiamo la conferma: si scrive Sardine, si legge pesci pagliaccio. Pesci pagliaccio che il potere globalcapitalistico ha prodotto affinché nuotassero nella acque basse, fetide e melmose del pelago turbomodialista.
La conferma giunge dall’ultimo esilarante episodio della saga tragicomica di questi fenomeni ittici da baraccone che si sono esibiti proprio l’altra sera alla corte di Amici della signora De Filippi.
Uno spettacolo che parla da sé. Che rivela l’altissimo grado di apprezzamento da parte dello stesso potere che li ha macchinati, ideati e inscatolati per gestire il consenso e il dissenso a suo uso.
Eccoli sul palco di Amici a recitare la parte dei dissidenti.
Un dissenso che non combatte contro nulla e che serve solo a rinsaldare il giogo del globalismo mercatista e atlantista che lo ha prodotto in vitro.
Sul palco di Amici, tra applausi e luci, con nasi incipriati e sorrisoni inebetiti propri di una gioventù la cui testa è stata sacrificata sull’altare dell’incubo globalista. Una gioventù che ama le proprie catene.
Ve le immaginate le giubbe gialle da Amici di Maria De Filippi?
Sembravano fatti apposta per Amici più che per le piazze, questi pesci pagliaccio dal futuro garantito da mamma e papà. Nemici della classe lavoratrice e degli sconfitti del globalismo.
Assistiamo al temporaneo epilogo di queste creature ittiche prive di spina dorsale, epilogo di cattivo gusto quanto il loro funambolico esordio.
RadioAttività, lampi del pensiero quotidiano – Con Diego Fusaro
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