La Juventus lascia le penne a Verona. E forse lascia anche altro. Perché la squadra ha perso tre partite su cinque in trasferta, contro Lazio, Napoli e Hellas.
La squadra ha un fenomeno, Ronaldo, attorno al quale c’è un gruppo di calciatori che non soltanto ha dimenticato il pragmatismo di Allegri ma non ha capito e non capirà mai le lezioni di Sarri che anche a Verona ha continuato a prendere appunti in panchina, perché è lui per primo a non tenere in mano la squadra, è lui il responsabile di questo non gioco, è lui il responsabile di scelte che sono ormai scontate, fuori Higuain, dentro Dybala, fuori Douglas (infortunato) e dentro Ramsey Ramsete, poi dentro De Sciglio un terzino e spostamento di Cuadrado a centrocampo.
Roba piccola che viene mascherata dalle prodezze di Cristiano ancora in gol e presente con un tiro sul palo e altre due occasioni. Senza i colpi del portoghese questa Juventus galleggerebbe alle spalle delle altre, perché non avendo una vera idea ma soprattutto non avendo velocità, se non raramente, sta buttando nel cestino un patrimonio tecnico e contabile.
Il colpevole è Sarri, dunque, mi espongo così come ribadisco che il Verona ha in Juric il suo perché, come era accaduto al Genoa, quattro anni fa, quando inflisse lla Juventus, al ferrarsi, una lezione tostissima che portò Allegri, da quel giorno a cambiare idee e formazione. Non credo che Sarri adotterà la stessa soluzione. Non ha altro da dire, non ha altro da insegnare se mai potesse riuscirci. E il club, dal silente Agnelli a Paratici e Nedved sa benissimo che ora c’è la Champions, un appuntamento che la Juventus non può sbagliare se non vuole scivolare nel burrone dei conti. Applausi al Verona, ha poco ma diventa tutto.
Tony Damascelli
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