“Dobbiamo risanare il debito pubblico“, “tagliamo la spesa pubblica per far fronte alla crescita dello Spread“.
Questi sono alcuni degli enunciati della versione ufficiale e predominante, in questa rubrica parliamo dell’opposto della versione ufficiale.
In questo caso l’opposto della versione ufficiale si basa su un concetto: il cosiddetto moltiplicatore keynesiano.
John Maynard Keynes, uno dei più grandi economisti del secolo scorso ci dice che il moltiplicatore è legato in economia all’effetto della spesa dei cittadini e della spesa pubblica.
I due fattori concorrono a formare una moltiplicazione del reddito.
Questo accade quando l’individuo o lo Stato comprano dei beni e dei servizi producendo due effetti: il primo è l’aumento del reddito di chi produce quei servizi, il secondo è l’aumento del PIL dello Stato.
Quello che i neoliberisti continuano a non capire è che se si aumentano le tasse si deprime la domanda effettiva così come la possibilità di produrre reddito. Risultato: il rapporto debito/PIL peggiora.
Questo dipende dal fatto che investendo un euro nell’economia reale, per effetto dei moltiplicatori quell’euro potrebbe creare più di un euro di ricchezza nel paese. Questa moltiplicazione avviene per la divisione tra saldi settoriali.
I saldi settoriali sono tre: settore privato, settore pubblico e settore estero.
Qui subentrano i postulati che abbiamo accettato entrando nell’Unione Europea, cioè tutti i trattati (il famoso 3% deficit/PIL o il 60% del debito/PIL, che i maggiori economisti mondiali dicono essere stupidaggini prive di fondamento scientifico) per i quali abbiamo bloccato uno dei saldi settoriali, cioè quello della spesa pubblica.
Quando il saldo settoriale del privato e il saldo settoriale dell’estero non bastano più alla ricchezza di un paese, la spesa pubblica è l’unica variabile possibile.
Entrando nell’euro abbiamo insomma avvantaggiato i ricchi, quelli che non investono, quelli che vivono di speculazione finanziaria, danneggiando invece imprenditori e lavoratori.
Quest’Unione Europea ha distrutto la politica monetaria e di cambio: l’unica soluzione è distruggerla a sua volta e tornare a un’Economia Umanistica che metta di nuovo al centro il lavoro, non il capitale.
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