Ha vinto l’Inter. Ha segnato Eriksen. Ha raddoppiato Lukaku, su rigore. Non ci sarebbero novità ma per settanta minuti la trasferta bulgara è stata come una sbobba da caserma, di una noia e di una mediocrità, agonistica e tecnica, da calcio paesano.
Il danese si è svegliato dal sonno generale e da una prestazione timida, scialba, con un tiro perfido e con un’altra conclusione efficace, ma ha amministrato il gioco senza particolare eccitazione, anzi Borja Valero ha giocato un numero superiore di palloni, tanto per ribadire il quadro generale da film bulgaro. Non si poteva pretendere di più dal Ludogorets ma non è piaciuta la prova di impegno di Lautaro che sta attraversando un periodo strano, ha i fili scoperti, gioca da solo, forse è distratto dalle voci spagnole, Real e Barcellona, mentre Sanchez ha fatto la solita partita di tecnica veloce ma più solitaria che di partecipazione, con un colpo di tacco che ha portato il pallone per carambola sul palo. Il danese prende la sufficienza ampia per il gol e gli ultimi venti minuti, il resto è minestrone senza sale. Il Var ha fatto il suo debutto in Europa League scovando un mani in area bulgara e relativo rigore di Lukaku che aveva appunto tolto il posto a Lautaro che salterà il ritorno per squalifica e sarà fresco per la sfida di Torino.
Qualificazione certa, resta il fastidio di un’altra partita al giovedì, secondo astruso calendario Uefa.
Tony Damascelli
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