“Non vogliamo riconoscere queste guerre che spesso sono approvvigionate da noi occidentali che vendiamo armi a quei signori della guerra“.
Mi hanno molto colpito le parole del Papa a proposito di un terzo conflitto mondiale che sarebbe, a differenza degli altri, frammentato in tanti conflitti.
E’ effettivamente quello che vediamo se riflettiamo sulla situazione del mondo: ci sono decine di guerre in corso. Più piccole, più grandi, soprattutto molto sconosciute. La maggior parte avvengono in Africa e avvengono per la conquista delle risorse che ancora questo continente ha nel sottosuolo e in superficie.
Non è un caso che dalla Cina siano partite diverse campagne di acquisto di terreni in territorio africano per nutrire il paese, dando in cambio infrastrutture la cui sorte è molto difficile da preconizzare oggi.
Insomma decine di conflitti al mondo in atto, ma ce ne sono certi che non vogliamo riconoscere. Quello permanente tra territori palestinesi e Stato d’Israele, quello del Kurdistan, dei curdi in realtà perché non hanno ancora una nazione, e poi tanti altri, soprattutto per l’approvvigionamento delle risorse.
Non vogliamo riconoscere queste guerre che spesso sono approvvigionate da noi occidentali che vendiamo armi a quei signori della guerra.
Trascurare le guerre oggi, fare finta che non ci siano solo perché non ce n’è una mondiale che impegni il bene contro il male, è un po’ l’andamento di oggi.
Almeno il pregio del ‘900 era quello di avere chiaramente distinti bene e male, si sapeva da che parte stare.
Queste guerre hanno ragioni di natura economica alle spalle, come tutte le guerre, e sono ammantate sotto svariate coloriture false: dalla minaccia per gli interessi della nazione che interviene, al conflitto di natura etnica o addirittura religiosa.
Gli uomini su questo pianeta non riescono ancora a considerarsi uguali, anzi: ciascuno vorrebbe all’interno del proprio Stato essere padrone del mondo.
Ma questo è possibile soltanto ai più forti e ai più prepotenti.
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