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Calcio

Uno, nessuno, centomila Florenzi

Il condizionale nella penna, o nei tasti se preferite; l’indicativo, probabilmente, negli occhi di chi legge: quando queste righe saranno pubblicate su radioradio.it, Alessandro Florenzi potrebbe non essere più un giocatore della Roma. Questa sentenza dei fatti ha un che di stridente, almeno a giudizio di chi scrive. E lo sappiamo bene che c’è una parte di tifoseria che si sente sollevata, che è come se si fosse tolta un peso, al solo leggere di questa probabilissima conclusione. 

A prescindere dalle formule dell’eventuale prestito, che poi si tramuterà in un definitivo saluto

– Accade solo ciò che deve accadere -: è la massima di un filosofo cinese; una delle sentenze più vere della storia del pensiero. La cosa che davvero stona, indipendentemente dal giudizio sul valore tecnico, è che sembra che, per una certa corrente di pensiero romanista, vada via non un giocatore qualsiasi, ma addirittura uno che vale meno di un giocatore qualsiasi. Per una serie di ragioni, per qualche sua colpa, certamente, ma anche per come gli è stata fatta pesare; perché ogni comportamento è stato vivisezionato, in un’epoca in cui non si è vinto nulla e ci si attacca a questioni simboliche o presunte tali; perché a livello prestazionale non è risultato decisivo per molto tempo e il fatto che abbia giocato spesso in condizioni precarie o sacrificandosi nella zona di campo dove serviva il suo apporto è un ricordo già sbiadito rispetto a certi giudizi o certe pagelle. Poi il rapporto con Fonseca, le legittime valutazioni del tecnico e qualche malumore. Entrare nello specifico ha anche poco senso, ora. 

Non può vantare la grandezza tecnica e la rappresentatività di Francesco Totti, o di Daniele De Rossi; non ha nemmeno mai avuto il carisma di Peppe Giannini. Ma possono essere considerate delle colpe? O, in ogni caso, possono giustificare il fatto che vada via in un clima di semi – indifferenza?

Una storia d’amore andrebbe sempre rispettata, in ogni caso. Soprattutto quando finisce e anche se finisce male. Quantomeno col rispetto per il legame che c’è stato. In queste ore, riguardo al commiato di Alessandro Florenzi, si ha la sensazione che alla fine del film, invece di asciugarsi gli occhi, qualcuno continui a masticare pop corn; qualcun altro sia già uscito dal cinema; altri ancora stiano ridendo del finale. 

Tutto qua. 

Paolo Marcacci


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Paolo Marcacci

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