Perché nessuno raccoglie la testimonianza dei poveri disgraziati costretti a chiudere?
La rete ha portato in Italia discriminazioni quasi simili a quelle razziali – spiega Fabio Duranti – che portano alcuni ad avere privilegi che altri non hanno. Per avere lo stesso prodotto, se lo compriamo dal commerciante italiano lui è costretto a pagare delle tasse che prima o poi, come sta accadendo, lo costringeranno a chiudere. Chi quel prodotto lo vende online invece non è tenuto a pagarle, magari perché quel prodotto viene da un altro paese con dei paradisi fiscali.
Eccola la grande discriminazione che grava su imprenditori, commercianti e artigiani italiani.
Dov’è l’Europa quando chiude l’ennesima saracinesca di un negozio?
“La vera discriminazione dei giorni nostri è la concorrenza sleale. L’articolo 3 della Costituzione dice che tutti i cittadini hanno pari dignità sociali, sono uguali davanti alla legge. Noi viviamo sotto una sorta di dittatura, perché dal punto di vista tecnico e legislativo noi riceviamo indicazioni costanti e pressorie dall’Europa per far vivere la concorrenza. La possibilità che vi sia una concorrenza leale. Ma né il nostro Parlamento, né l’Europa fa nulla per rimuovere le condizioni di concorrenza sleale. Ecco il perché della pressione da parte di coloro che sono dietro alle multinazionali. Perché le multinazionali sono soltanto il braccio meccanico di interessi da parte di un’alta finanza che si pone in condizioni di contrasto rispetto all’economia reale.
La vera discriminazione oggi è vedere le strade che si desertificano.
Quando distruggi delle categoria sociali ed economiche stai facendo un atto barbaro nei confronti dell’economia di un paese. E lo fai scientemente, perché dietro probabilmente questa dittatura è potentissima, perché non consente di dare attuazione alla norma fondamentale, la nostra Costituzione”.
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