In atto dal primo gennaio 2020, la riforma della prescrizione divide il neogoverno giallorosso. Con esso, naturalmente, si divide anche l’elettorato. Non è vero, secondo Massimo Fini, che questa riforma allunga i tempi del processo: “Non li allunga e non li accorcia, da questo punto di vista tutto resta come prima. Tuttavia…”
“Questa legge i processi non li allunga e non li accorcia, da questo punto di vista tutto resta come prima. Tuttavia ci sono dei vantaggi non trascurabili. Il primo è che non si demotivano i magistrati, perché è chiaro che a un certo punto dell’iter del processo si rendono conto che stanno lavorando per nulla perché il processo finirà con una prescrizione. Poi perché con questo regime attuale lo Stato spende tanti soldi per processi che poi non hanno esito. E poi anche a completamento della certezza della pena, perché i più abili e astuti hanno degli avvocati che fanno in modo che i tempi del processo si allunghino il più possibile.
Bisognerebbe agire sulla durata del processo. Su questo la politica non ha mai fatto nulla. Ma le due cose non vanno in contrasto, vanno in parallelo. Cioè si può benissimo agire sulla prescrizione e occuparsi della durata dei processi.
Naturalmente chi si oppone? Si oppongono le forze politiche che hanno nella loro pancia un numero notevole di imputati in attesa di giudizio che hanno la certezza che la prescrizione li salverà”.
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